Ornello Vitali

I lacci allo sviluppo.

Sindacato debole ma ancora potente.

Da "il Giornale" - 28 Aprile 1999


Il fragore degli avvenimenti internazionali ha distolto l’attenzione dell’uomo della strada, ma anche di molti esperti, dalle tensioni sotterranee e dalle lotte che si stanno combattendo per impedire che le nuove forme dello sviluppo economico portino finalmente all’avvento di una società moderna, sul modello della "società aperta" di Popper.

Tipico è quanto sta accadendo nel mercato del lavoro, della cui rapida evoluzione si sono resi ben conto sia le organizzazioni sindacali, sia i partiti politici. E’ ben vero che i sindacati negli anni ‘7’ e ’80 hanno tutelato la libertà e i diritti dei lavoratori da processi gestionali ritenuti all’epoca giustamente alienanti. Tuttavia, proprio questa loro funzione e l’esistenza di due blocchi contrapposti (industriali e organizzazioni dei lavoratori) consentivano loro un potere assoluto nel fare e disfare, nella consapevolezza che eventuali fallimenti fossero comunque addebitabili al comportamento dell’altra parte. Il gioco, per certi aspetti, è continuato anche recentemente – si pensi alla riforma delle pensioni – anche se nuovi paradigmi e più moderni modelli di sviluppo hanno fatto perdere i normali punti di riferimento.

In effetti, l’avvento del postfordismo ha determinato la frammentazione del mercato del lavoro in tanti micromercati, ciascuno con esigenze diverse per rispondere ai bisogni di un consumatore divenuto sempre più esigente. Di qui il sorgere di originali figure professionali che, connesse con il processo di esternalità proprio delle nuove forme di gestione delle imprese, hanno fatto perdere centralità al lavoratore dipendente a vantaggio delle figure più moderne, le sole in grado di creare occupazione.

Il sindacato ha quindi inevitabilmente visto cambiare la platea dei propri rappresentati, che si è tra l’altro ridotta negli ultimi 20 anni. Il tasso di sindacalizzazione infatti è passato dal 51% del 1976 a poco meno del 36% del 1997.

La diffusione dei contratti atipici e di quelli a tempo determinato ha indebolito sia il potere contrattuale del lavoratore sia quello delle organizzazioni sindacali. Infine, anche la questione riguardante il doppio livello di contrattazione (da più parti messo in discussione, dal momento che l’inflazione sembra essere ormai un fenomeno che appartiene al passato) sembrerebbe togliere centralità al sindacato.

Se quanto detto è senz’altro vero, occorre però osservare che, al di là delle apparenze, il sindacato non si sta affatto indebolendo. Intanto, la perdita di centralità non implica di per sé quella del potere. In effetti, è in atto un’opera camaleontica che vede nel rafforzamento delle rappresentanze sindacali aziendali il nuovo modo di gestire le relazioni industriali. Per comprendere meglio i motivi del rafforzamento del sindacato, è sufficiente notare come il suo potere risulti accresciuto nella gestione di aspetti importanti della vita aziendale. In primo luogo perché, a ben riflettere, la perdita di centralità non può neanche tanto definirsi tale dal momento che il sindacato partecipa con la concertazione a definire le linee di politica economica dell’intero Paese. Ma poi come può risultare sminuito il ruolo di coloro che saranno in futuro chiamati a gestire le ingenti risorse finanziarie convogliate sui fondi pensione, oppure a stabilire e comunque a controllare eventuali deroghe inerenti alla riduzione dell’orario di lavoro, da loro stessi precedentemente imposta?

La verità è che, entrando nella gestione dell’impresa – cosa per la quale in precedenza doveva lottare -, oggi il sindacato decide. E il disegno di legge presentato in Parlamento, che prevede la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali alle contrattazioni di primo livello, è uno dei modi per chiudere il cerchio e stringere il mondo imprenditoriale in una morsa dalla quale sarà difficile uscire. La conseguenza di tutto ciò è che i sindacati decideranno e, di fatto, già decidono, sia all’esterno sia all’interno dell’azienda. Non riteniamo di compiere un’ardita o irragionevole previsione se accadrà in futuro che essi riusciranno a imporre anche il numero di assunzioni con contratti a tempo indeterminato o part-time. Cullarsi nell’illusione dell’indebolimento del sindacato sarà fatale per la competitività delle nostre aziende.

 

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