Ornello Vitali

Lezioni per il Polo.

Troppi errori per poter vincere.

Da "il Giornale" - 4 Novembre 1998


Di fronte a quello che D’Alema, riferendosi alla sua candidatura alla presidenza del Consiglio, ha definito un nuovo episodio politico e non un complotto, peraltro consentito dalla Costituzione, sembra necessario riflettere sui motivi della fragilità del bipolarismo italiano e, se del caso, studiare come superarla.

Ciò deve effettuarsi anche cominciando a compiere un’analisi realistica di quanto accaduto nel 1996 alle ultime politiche. Se ci si pone in quest’ottica, sembra importante evitare l’interpretazione schematica e confusa di quell’avvenimento riportata anche su queste colonne. Per esempio, in un articolo del 9 ottobre scorso si sosteneva che "la coalizione di sinistra prese mezzo milione di voti meno del Polo, ma l’effetto paradossale di un sistema elettorale che invece di dare un premio di maggioranza a chi è già maggioranza finisce per darlo a chi è minoranza, consentì che chi aveva meno voti ebbe più parlamentari". Tale affermazione, pur contenendo un elemento di verità, risulta del tutto fuorviante per interpretare quanto realmente accaduto.

É vero: i partiti che si rifacevano all’opinione moderata del Paese (esclusa la Lega) furono votati da 16,9 milioni di elettori, mentre quelli dell’Ulivo più Rifondazione e altre formazioni di sinistra ne conseguirono 16,4. Tuttavia, questa è l’unica verità. Ed è valida per ciò che riguarda la parte proporzionale (con la quale, però, si eleggono soltanto 155 dei 630 parlamentari).

Se però osserviamo quello che accade nella parte maggioritaria (che elesse ben 475 parlamentari) le cose mutano sensibilmente. In effetti, mentre l’Ulivo costruì rapporti di desistenza con Rifondazione, Socialisti, Lista Dini e Partito sardo d’azione, ciò non riuscì al Polo, che siglò un solo rapporto formale con Pannella; nulla invece si fece, colpevolmente o meno, nei confronti di Rauti. Il risultato - dovuto anche ad altri motivi - fu che il Polo conseguì poco più di 15,2 milioni di voti, mentre il centrosinistra ne conquistò 16,9 milioni. Questa è la verità. Non fu un effetto paradossale della legge.

Evidentemente, al momento di valutare la coalizione, pur non escludendo che possano essersi verificati taluni errori nel campo moderato, gli elettori scelsero in maggioranza la coalizione dell’Ulivo - considerata come più affidabile - capovolgendo i risultati del proporzionale, dove aveva votato di più per i partiti "ufficialmente" schierati con il Polo.

Ciò è quanto accadde. E accadde perché, al contrario di quanto fecero i professionisti della sinistra, il Polo si cullò nella illusione di una facile vittoria, sulla base di sondaggi, forse compiacenti, che soltanto nell’imminenza del voto spostarono l’ottica delle indagini dai partiti alle coalizioni. L’elettore italiano si "identificava" in maggioranza con i partiti moderati, votandoli nel proporzionale, nei confronti dei quali esprimeva un senso di appartenenza, ma non approvò la coalizione. Vennero fatti molti errori: a) non si propagandò compiutamente il simbolo, peraltro scialbo e tale da non restare impresso nella mente dell’elettore: b) la coalizione apparve litigiosa (e i suoi leader troppo polemici); c) non si curò a fondo la possibilità di realizzare le desistenze (quella mancata con Rauti, costò almeno 33 seggi); d) si candidarono confusamente esponenti di Forza Italia in collegi dove era sicura maggioranza Alleanza nazionale, e viceversa, infastidendo inutilmente l’elettore; e) si fissarono i candidati troppo tardi, impedendone una campagna elettorale capillare; f) si sbagliò a non accordarsi con le liste di disturbo e localistiche, quasi tutte a impronta moderata, non concedendo loro qualcosa, con il risultato di perdere per pochi voti un centinaio di collegi; g) si sbagliò campagna elettorale, sottovalutando l’impatto che la riforma del Welfare avrebbe avuto presso l’elettorato.

Si potrebbe continuare. Questi furono comunque i principali motivi della sconfitta. Il resto è propaganda e, francamente, di essa non vi è alcun bisogno nella difficile prova che attende i cittadini moderati.

 

 

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