Marcello Veneziani
Elogio funebre della democrazia.
Da "il Giornale" - 18 Marzo 1998
Che cosa resta della democrazia a due passi dal Duemila ? Credo ben poco, a giudicare dal caso francese. Dunque, facciamo due conti. Alle ultime, parziali elezioni in Francia l'esito è stato il seguente: su cinque francesi due non sono andati a votare, due hanno votato per le forze del centrodestra, uno ha votato a sinistra. Ma alla fine ha vinto la sinistra per la quale ha votato solo un francese su cinque. Nessuno ha niente da dire ? Nessuno. Anzi, quasi tutti titolano complimentosi nei confronti di Jospin, cerimoniosi nei confronti della normalizzazione politica del Paese. Eppure così la democrazia non può andare avanti. Così rischia di spegnersi. É in atto, non solo in Francia, una graduale espropriazione della sovranità popolare. Avevamo messo in conto l'eventualità di vedere espropriate quote sensibili di sovranità nazionale; ma adesso mi pare di poter dire che si sta paurosamente restringendo la democrazia.
Che cosa accade? Dunque accadono due cose. La prima è che cresce paurosamente la disaffezione, il disinteresse per la politica; ma anche la sensazione di non poter mutare gli assetti, di non poter cambiare. Perché ? Ma perché la gente è meno scema di quel che pensano i loro rappresentanti. Si avverte precisa la sensazione che i processi decisionali siano trasferiti altrove, nelle mani dei tecnocrati, delle oligarchie finanziarie, dei grandi fabbricanti d'opinione. Oggi più di ieri e meno di domani. Si avverte la sensazione dell'intercambiabilità dei politici. Si avverte la sensazione dellintercambiabilità dei programmi politici. Si avverte la sensazione di versare la propria preferenza in un imbuto che poi la trasforma, attraverso alchimie di sistemi elettorali, poteri di veto e di coalizione, in un altro verdetto.
Ho sentito giorni fa, in un convegno, illuminati campioni della sinistra arrogarsi il diritto di frenare i verdetti della volontà popolare: se prestiamo ascolto alla maggioranza - dicevano - bocciano Maastricht, vince il nazionalismo, vince la pena di morte, frenano l'immigrazione. Dunque, teniamoli sotto tutela.
E qui si entra nella seconda e più scabrosa ragione della volontà popolare. Dunque, è consentito alla sinistra allearsi con chiunque. Liberali e cattolici, protestanti ed ebrei, industriali e sindacati, potenti e perfino massoni. Ed è soprattutto permesso alla sinistra moderata allearsi con la sinistra radicale, che non esita a definirsi ancora comunista. Al centro o alla destra questo non è consentito. Sono precluse le porte di unalleanza a tutto campo, non è possibile godere dellappoggio di una classe imprenditoriale senza scatenare la piazza; non è possibile unirsi alla destra radicale e nazionalista. Non dico nazista. Non dico nemmeno fascista. Ma anche solo nazionalista, tradizionalista o radicale. Prendete il caso francese, ma il discorso è esportabile, anche altrove (l'Austria, per restare ai confini). Una democrazia compiuta dovrebbe porsi un problema: come costituzionalizzare la destra e la sinistra radicale, come farle entrare nel gioco. Oppure, come escluderle dal gioco. E invece no: in Francia, e non solo in Francia, ai comunisti è consentito persino andare al governo; con Le Pen non è consentito neanche un patto tecnico di desistenza. Chirac e Giscard sarebbero massacrati dai poteri che contano e dalle fabbriche del consenso. Questa anomalia sta uccidendo la democrazia, sta impedendo lalternanza, sta bloccando in una forma di centrosinistra globale l'assetto di potere. Che tende a divenire assetto di regime e riflettersi nell'assetto culturale egemone. Ancora una volta l'alibi sono i fantasmi del passato. Su Le Pen pesa il passato nazista che obbiettivamente nulla ha a che vedere con il Front national. Sul Pc francese non pesa il passato comunista che è invece rivendicato apertamente dal medesimo partito.
La stessa operazione agisce in Italia con linterdizione del piccolo ma decisivo partitino di Rauti, con le barriere verso intese destrorse con la Lega e perfino - a corrente alternata - con An; in semilibertà vigilata. Al centrodestra non è possibile sommarsi, vige la logica inesorabile dell'aut aut. Al centrosinistra invece no, vige la logica dell'et et. Perciò io dico: attenzione, sta morendo la democrazia, tra astensionismo e veti ideologici di ritorno, sistemi bloccati e alternanze impossibili. Con tutte le giustificate diffidenze maturate da una nobile letteratura elitaria e antidemagogica, tocca oggi al centrodestra rappresentare le ragioni della sovranità popolare.
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