Stenio Solinas

Rischia l'infarto politico il cuore matto della sinistra.

Da "il Giornale" - 21 Dicembre 1998


Ogni tanto si fanno scoperte straordinarie. "Una delle novità italiane di fine secolo è che la sinistra ha il cuore freddo", ha spiegato l’altro giorno Ezio Mauro su Repubblica. Perciò perde. Sarà, in compenso, nell’ultimo trentennio almeno, ha avuto il culo al caldo, e questo dovrebbe funzionare, se non altro, da termostato.

É curioso. Sembra che da noi la storia piaccia solo se diventa cronaca. Da quando il Pci, divenuto Pds e poi ancora Ds, è forza di governo, si è deciso che quello è stato l’anno zero a partire dal quale la sinistra ha potuto contare in Italia. Prima era opposizione, e di questo retaggio del passato, stando sempre a Mauro, soffrirebbe ancora: "Meglio sognare, o comunque imprecare, che governare. É troppo grigio, roba per Jospin e Schröder, non per il technicolor italiano".

Ora, è probabile che dal ‘63 sino all’altro ieri Mauro sia vissuto all’estero o sia rimasto nell’incubatrice, ma è da quella data che il centrosinistra ha preso a governare l’Italia e via via ha edificato (si fa per dire...) un Paese a sua immagine e somiglianza.

Erano destra i socialisti di Nenni o di De Martino, di Giolitti o di Mancini, di Brodolini o di Craxi, i socialdemocratici da Saragat a Ferri, i repubblicani di quell’Ugo La Malfa che arrivò a teorizzare "l’ineluttabilità" del compromesso storico ("Ugo La Malfa è morto e al suo posto c’è un pazzo che si crede Ugo La Malfa", chiosò Montanelli dopo questa uscita)? Era di destra l’appoggio comunista ai governi di solidarietà nazionale, erano di destra quelli a guida socialista degli anni ‘80, era di destra la sinistra dc? E visto che si fa un gran parlare, anche Mauro lo f, di "spazi e nuovi valori capaci di supportare la socialdemocrazia di governo", non sarà forse il caso di ricordare che la socialdemocrazia al governo ce l’abbiamo già avuta, anche se allora non andava di moda, non era elegante, era, diciamo, merce di scarto, quasi di contrabbando?

Ma, dicono quelli che la sanno lunga, e Mauro, essendo il direttore di Repubblica e il successore di Scalfari naturalmente la sa lunghissima, noi per sinistra intendiamo l’area comunista, o ex comunista, o pidiessina, o diessina che di si voglia (quanti cambiamenti di nome per nascondere l’insostenibile leggerezza del non essere). Mica verrete a dirci che è stata un’area di governo, di potere? Anche qui, uno non sa più se ridere o mettersi a piangere. Ma come, un partito che faceva e disfaceva giunte, che eleggeva sindaci, che governava regioni, che deteneva il controllo sindacale, condizionava gli esecutivi, non contava nulla, non governava, si trincerava nella "presunta purezza dell’opposizione" di fronte ai "compromessi della maggioranza"? Ma come, i comunisti d’antan ci hanno fatto una testa così sul ruolo e sul peso che avevano nel Paese, sulla "serietà" di un grande partito democratico di massa, "di lotta e di governo" (ricordate?), che aveva guidato tutte le battaglie per il rinnovamento civile dell’Italia, senza il cui appoggio non si poteva far nulla, e adesso vogliono farci credere che no, non valeva niente, non ha mai contato niente, era inutile, fuori gioco... In compenso, aveva il "cuore caldo", lottava per l’idea.

É curioso come per giustificare il fallimento di un’idea e di una pratica ci si rifaccia sempre a un fatto ultimo che azzera tutti i precedenti e fa sì che si debba ricominciare da capo. La sinistra oltre ad avere il "cuore freddo" è "stanca" perché dopo "la lunga marcia di 50 anni verso il potere" (ma dai, ma lascia perdere, ma non insistere...) è arrivata al traguardo. "Ha compiuto la sua storia portando alla guida del governo il leader del suo maggior partito, fino a ieri escluso". Non ha più stimoli, insomma. Per la verità, ancorché governava Prodi si disse lo stesso: c’era Veltroni come vicepremier, fior di ministri postcomunisti e in più l’invenzione dell’Ulivo: era il massimo (non nel senso di D’Alema), si era inventato un nuovo corso, l’Ulivo stesso era il superamento e l’inveramento di quella sinistra "esclusa". Adesso ci vengono a dire che scherzavano, che è tutto da rifare. Come ai tempi di Bartali...

Invece di discettare di "cuori freddi ", la sinistra nel suo complesso dovrebbe cominciare a riflettere sulla sua incapacità a porsi come soggetto nuovo, di cambiamento di fronte all’elettorato. Se facesse un salutare esame di coscienza capirebbe come questa ansia di potere per il potere, che la porta ai peggiori contorsionismi e alle più incredibili alleanze, non fa altro che logorarla e smontarla di significato. Se volesse veramente rafforzare i fili che la legano a una parte della società italiana dovrebbe cominciare a interrogarsi sul significato della parola Sinistra, sul senso che essa ha, sulla storia che essa ha rappresentato. Invece di correre dietro le tombe dei "compagni di strada" cattolici, o dietro al voto delle suore e agli apprezzamenti per il Papa, dovrebbe cercare di capire che cosa dal punto di vista sociale dei ceti meno abbienti, dei problemi che l’immigrazione porta con sé, del mercato del lavoro che cambia si chiede a una forza che dovrebbe modificare l’Italia. Se no, più che un "cuore freddo" si dovrà dire che ha un "cuore matto". E il rischio, e glielo diciamo da avversari leali, è l’infarto politico.

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