Sergio Ricossa

La strategia del governo sulle pensioni?  Aspettare un miracolo.

Da "il Giornale" - 11 Febbraio 1999


Mi pare che il dilemma delle pensioni si presenti così: o il nostro governo accontenta subito l’Europa di Bruxelles e scontenta subito i pensionati e pensionandi italiani; o il nostro governo scontenta subito l’Europa di Bruxelles e scontenterà tra qualche anno i nostri pensionati e pensionandi. Poiché l’attuale governo italiano, secondo tradizione, è vigliacco, pende verso l’ultima soluzione, che però non è una soluzione affatto: è un semplice rinvio. La vigliaccheria gli suggerisce di non affrontare ora, in prossimità di elezioni, l’ira degli italiani che votano. Meglio ricevere qualche rabbuffo da Bruxelles, contando sul fatto che dall’Europa non ci cacciano, per il momento. Il governo sa, inoltre, che tutti gli italiani votanti sono pensionati o pensionandi: noi, in generale, aspiriamo alla pensione appena nati, o almeno appena raggiunta l’età della ragione. Dunque, il tema delle pensioni è da solo capace di decidere l’esito di qualunque consultazione elettorale.

Ebbene, io credo invece che nel caso specifico la vigliaccheria non paghi. I nostri pensionati e pensionandi non sono fessi. Da tempo hanno capito benissimo che presto o tardi il vigente sistema pensionistico salterà e ne verrà un altro peggiore, ma sostenibile, cioè durevole. Quello in corso non è sostenibile. Chi può si pensiona immediatamente (salvo poi cercare un secondo lavoro). Chi non può, o non si decide a fare il salto, vive nell’angoscia. Il calcolo governativo di non scontentare ora, subito, immediatamente gli italiani è sbagliato. Noi tutti siamo già scontenti, perché l’angoscia che si accompagna all’incertezza del nostro futuro ci fa vivere male, malissimo. Che vita è, doversi chiedere ogni giorno: "Come me la caverò quando sarò vecchio, pieno di acciacchi? Come sarò trattato dagli incoscienti che mi governano?".

L’angoscia è accresciuta da alcune esperienze recenti. I comunisti e postcomunisti al governo non sono meglio dei predecessori, forse sono peggio. E’ un mito che cade. I sindacati confederali sembrano potenti, e invece sono totalmente incapaci di risolvere il problema pensionistico. I sindacati funzionano quando tutto va bene, ossia quando non se ne ha bisogno. Non funzionano più quando è finita la ricchezza da spartire. Allora diventa chiaro che i sindacalisti conservano una sola abilità: quella di salvare il proprio posto, il proprio stipendio, la propria pensione. La fratellanza, mai molto evidente, sparisce del tutto. E poi l’Europa: che delusione! Si guarda bene dall’aiutarci, è prodiga solo di lavate di capo a noi italiani, che non sappiamo badare a noi stessi. No, nei nostri confronti è prodiga pure di multe, tasse, imposte, divieti, comandi, con la ben nota aria di superiorità che gli stranieri usano da secoli con no, e che noi da secoli accettiamo ringraziando. Se per vigliaccheria inconsulta il governo D’Alema sbaglia politica, come mi sembra, scontenta subito tanto l’Europa di Bruxelles quanto i cittadini italiani.

Ammesso che sia Ciampi il consigliere finanziario di D’Alema, Ciampi consiglia male. Hanno ragione quelli di Bruxelles, per quanto antipatici siano. D’altronde a Bruxelles vi sono anche esperti italiani, e non mi risulta che siano in disaccordo coi colleghi francesi, tedeschi, olandesi. Se i nostri governanti stanno aspettando un miracolo, e nell’attesa tergiversano, ce lo dicano. Chi dobbiamo pregare, per ottenerlo? Il Santo Padre? La buon’anima di Stalin? Il superenalotto risolve casi singoli, non casi riguardanti la globalità dei pensionati e pensionandi. Forse il miracolo devono farlo i marocchini, gli albanesi, le filippine, le nigeriane, gli immigrati extracomunitari in genere? Sì, è vero, ringiovaniscono la nostra popolazione, forse aumentano il nostro tasso di natalità; ma prima che diventino cittadini regolari (se mai lo diventeranno), abbiano un lavoro regolare, paghino regolarmente le imposte, tasse e contributi sociali, passeranno decenni.

Per intanto ci resteranno sul groppone, rincarando i conti della sanità pubblica, dell’ordine pubblico, dell’istruzione pubblica e della disoccupazione nazionale. E poi, siamo seri: la prospettiva di farci mantenere dagli extracomunitari è abietta oltre che ridicola. E già che parliamo di ridicolaggini, cari lettori, non vi sembra che l’attuale turbinio di chiacchiere intorno alla riforma del sistema elettorale abbia tanti pregi, ma assolutamente non quello di farci trovare i miliardi di lire per pagare le pensioni oggi, domani e nel più lontano futuro? (Miliardi di lire o milioni di euro, fa lo stesso). Che ce ne importa dei progressi della medicina (del Viagra!), se dopo contribuzioni, che per molti di noi durano da una intera vita, quarant’anni, cinquant’anni, non sappiamo, non indoviniamo, che cosa ci daranno in cambio gli enti pensionistici quando non potremo più lavorare? Che cos’è questo destino sociale, che ci toglie con un fisco spietato il salvagente dei nostri risparmi personali? Che ci divide in pochi e minuscoli gruppi privilegiati, e in tanti anni, disorientati, emarginati? Se questo è il socialismo laico e quello cattolico, vadano al diavolo l’uno e l’altro.

 

 

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