Sergio Ricossa
Liberi di coniare una moneta privata.
Da "il Giornale" - 24 Luglio 1998
Certamente i falsari delleuro sono già allopera. Se non fosse così, bisognerebbe dubitare dellimportanza delleuro. Più una moneta è importante e più conviene falsificarla. Immagino dunque che vi sia unEuropa dei falsari in piena attività, ancorché sotterranea. Debbono le autorità perseguitare questi lavoratori in nero? I giuristi non esiteranno a rispondere di sì. Qualche bizzarro economista potrebbe invece rispondere di no, e argomentare che la Banca centrale europea si accinge a continuare una politica deflazionistica alleccesso e pertanto dannosa agli affari. I quali affari sarebbero rinvigoriti da una maggiore quantità di moneta in circolazione non importa se moneta buona o moneta falsa.
Un ulteriore punto di vista è quello dei libertari o anarco-individualisti che dir si voglia. É una varietà di homo sapiens in via di estinzione in Europa, ma non ancora in America. Costoro sostengono che tutta la moneta cartacea è falsa, pur quando esce regolarmente da una banca centrale con firma autentica del governatore. Ed è falsa per la semplice ragione che un pezzo di carta vale nulla. Un pezzo doro, sì; un pezzo di carta, no, mai. La moneta aurea è buona (ma non esiste più), la moneta cartacea è un sopruso dello Stato, uno dei tanti soprusi a danno dei cittadini. Prova: esaminate un biglietto della Banca dItalia, e ci trovate scritto "pagabile a vista al portatore", che è una bugia. In cambio del biglietto, la Banca dItalia non dà nulla, se non un altro pezzo di carta. Loro se lo tiene per sé.
I libertari concludono che i falsari, oggi, non andrebbero puniti, la logica non potendo considerare reato il falso di un falso. La conclusione richiama alla mente Nestor Makhno, anarchico ucraino e capo di una banda di guerriglieri dal 1917 al 1921, il quale cominciò col combattere i tedeschi e finì col combattere i comunisti. Dove arrivava, emetteva fiumi di cartamoneta falsa, ma sui biglietti faceva onestamente stampare: "I falsari non saranno puniti". É un tipo di onestà rara e inconcepibile dentro la Banca dItalia, la Banca centrale europea, la Federal Reserve, il Fondo monetario internazionale, eccetera.
Una onestà del genere non appartiene più alla sfera pubblica. É ipotizzabile che rimanga, quale reperto archeologico, nella sfera privata. Durante gli ultimi sussulti della seconda guerra mondiale, in assenza dello Stato, i privati inventarono varie monete "vere", ossia con valore intrinseco, seppure minimo: la caramella, la sigaretta, cose così. Non servivano per i grandi pagamenti, ma risolvevano il problema di dare il resto. Alcuni commercianti stamparono la loro cartamoneta, che però, a differenza di quella della Banca dItalia, a differenza dello stesso euro, era convertibile in beni utili disponibili presso gli emittenti: generi alimentari, per esempio. Il che fa riflettere.
Nulla impedisce in un Paese libero che unassociazione di privati conii una moneta aurea, che sarà accettata da chi vorrà accettarla. Nulla impedisce che una pluralità di associazioni private conii una pluralità di monete auree, scambiabili fra loro secondo cambi fissi dipendenti dalla quantità di metallo prezioso in esse contenuto. Anzi, lesperimento, in nuce, è avvenuto con la creazione dellHayek (dal nome del premio Nobel per leconomia Friedrich von Hayek), e poi ancora circolano marenghini vari (ma di origine pubblica). Non vi sono, per il momento, le condizioni perché lHayek faccia concorrenza alleuro, e forse non ci saranno mai. Nondimeno, la moneta privata non è unutopia.
Se la Padania di Bossi conia la sua moneta, e se lItalia è un Paese libero, non esiste illegalità alcuna, e quella moneta può circolare ovunque la gente non la rifiuti. É il trionfo della libertà e della volontarietà, contro limposizione statale. É pure una bella mossa propagandistica per il privato emittente, che guadagna in notorietà perfino se il suo profilo non compare (per modestia) su una faccia del disco; per non parlare dei diritti di signoraggio, che sono i profitti di chi procede alloperazione industriale di conio. Insomma, in materia monetaria ci si può liberare almeno in parte dalla schiavitù verso Roma, oggi, verso Francoforte, domani. In alternativa, si dimostra di essere schiavi.
Sintende che il fisco non accetterebbe mai di essere pagato con moneta privata. Ma gli darebbe ugualmente fastidio appigliarsi a cavilli legali e illiberali per incatenare liniziativa privata con antiche e nuove catene. Sarebbe già una vittoria per i cittadini libertari costringere il potere pubblico a togliersi la maschera abusiva che porta e che lo fa apparire buono, al nostro servizio, rispettoso delle nostre autonomie, secondo in "principio di sussidiarietà" tanto citato quanto disatteso.
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