Sergio Ricossa

Sotto l'Ulivo crescono le cicale.

Da "il Giornale" - 15 Maggio 1998


Facciamo un atto di fede, prendiamo per buone le statistiche e accettiamo il verdetto: gli italiani stanno perdendo a poco a poco un'altra loro virtù tradizionale. Stiamo perdendo il senso del risparmio, e non ci stupisce. La mutazione da formiche in cicale è in corso. D'altronde, diciamo la verità, l'Italia delle formiche non è mai stata l'Italia di tutti gli italiani. Era, e in parte è ancora, l'Italia di un certo ceto agricolo, di una certa borghesia, per cui il risparmio, più che un atto economico, era un atto morale. Risparmiare significava avere fiducia nelle proprie forze e sui propri sacrifici per elevarsi socialmente. Non elevarsi in una generazione per improvvisa fortuna, bensì a piccoli passi, risparmiando un sudatissimo soldo dopo l’altro, e quindi cercando di mettere al sicuro il gruzzolo, senza esporlo a speculazioni o altre avventure.

Formiche erano gli italiani del lavoro duro, della parsimonia, della pazienza. Cicale erano gli italiani "mandolinisti", spensierati, irresponsabili i quali al futuro non pensavano affatto, tanto "qualche santo provvederà". E il "santo" era quasi sempre un'autorità pubblica piccola o grande, dal parroco, che faceva le "raccomandazioni", al boss politico locale, che le accettava e trovava un "posto". Talvolta, s'intende, il santo era laico, magari ateo: un sindacalista, un capo cellula, un lontano parente che si ipotizzava iscritto alla massoneria, un capo bastone. In Italia il sacro e il profano si sono sempre mescolati che è una bellezza.

Dunque, nella lotta darwiniana, le formiche non avevano poi grandi probabilità di vincere. E infatti stanno perdendo. La virtù del risparmio segue le sorti della borghesia che la esprimeva. Siamo appena nell'anno II (o III?) dell'Era Prodiana, ma sono decenni che le ideologie antiborghesi corrodono il senso del risparmio e si accaniscono contro le formiche. Queste sono state calpestate dal fisco e dall’inflazione, irrise dal welfare state, avvelenate dai cattivi esempi di una pubblica amministrazione che amministrava da grande "mandolinista", offese dagli sfacciati e fulminei arricchimenti di gente da nulla eppure furba fino alla turpitudine. Il risparmiatore è anche un "capitalista", piccolo o grande. E il capitalista, che per Marx era un inevitabile sfruttatore, per i nipotini di Marx è una figura superata se non uccide formiche. Pure lui deve dare la caccia alle formiche, imenotteri un po' ottusi che non sanno stare al gioco delle "parti sociali", non capiscono la politica interna, e meno ancora quella internazionale.

L’inizio della costruzione dell'Unione europea, fra i clamori della propaganda, ha fatto sognare i nostri risparmiatori. Poter contare su una moneta solida, l'euro; vedere una Borsa italiana rivitalizzata; muovere i capitali attraverso le frontiere; servirsi di novità come i fondi di investimento e fors'anche i fondi di pensione; osservare le amate-odiate banche in concorrenza fra loro: cose del genere ci hanno fatto sognare. Ma l'euro, per ora, c’è e non c’è, la Borsa va su e giù come è sempre andata, l'occhio del fisco passa le frontiere più svelto dei nostri soldi, i fondi di gestione potrebbero gestire più per loro che per noi, le banche abbassano gli interessi che vanno ai risparmiatori più di quelli che si fanno pagare dai debitori.

Non sappiamo ciò che ci aspetta al risveglio, quando l'Italia sarà "europea" nella moneta, ma non nel fisco, non nell'efficienza dei servizi pubblici in pro dei cittadini, non nel costume sociale che si va affermando. L’Italia è in Europa il Paese più depresso demograficamente. Non facciamo più figli, pertanto viene a mancare l'incentivo a risparmiare per i figli. La famiglia, la famiglia borghese soprattutto, si sgretola. Non ci sono più coniugi consorti, non ci sono più mariti e mogli, ma solo compagni e compagne temporanei. Il divorzio è spiccio, ma non abbastanza: meglio convivere, celibe lui, nubile lei, anzi entrambi single. In mancanza di un progetto familiare a lungo termine, che copra più generazioni, il risparmio nel senso classico della parola perde di senso.

I socialcomunisti ripetono da lungo tempo di non credere nella famiglia. Ma i cattolici no, dicono di crederci. Il "compromesso storico", su questo punto, è misterioso, equivoco. Il risparmio è un indicatore della vitalità della famiglia come istituzione sociale. Cala la propensione al risparmio, cala il tono familiare. La propensione al risparmio è l'indice che misura il fenomeno. E al riguardo c'è poco da ridere, signor primo ministro Prodi, nostro Mosè, nostra guida verso la terra promessa dell'euro. Certe virtù, una volta perdute, non si comprano nemmeno con l'euro.

 

 

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