Sergio Ricossa

Lo Stato sociale nemico della famiglia.

Da "il Giornale" - 16 Giugno 1998


Una gran quantità di problemi politici, che oggi assillano l’Italia (e non solo l'Italia), sono connessi, in via diretta, o indiretta, alla crisi della famiglia. Elenchiamone alcuni: l'educazione dei figli e la scuola; la disoccupazione giovanile; la droga e la criminalità collegata; il nostro vuoto demografico, che incrementa l'immigrazione dall'estero; il calo della natalità, che ha messo in crisi il sistema delle pensioni; l'assistenza agli anziani; il semifallimento del welfare state, eccetera. Va da sé che talvolta ci troviamo di fronte a rapporti di causa-effetto; più spesso a rapporti di interdipendenza. Per esempio, la crisi della famiglia ha reso più complicato e costoso il welfare state, ma il welfare state ha dato un colpo micidiale alla famiglia. Così nascono dei circoli viziosi duri da spezzare.

Tuttavia, sto convincendomi che in ordine logico la famiglia venga per prima. Essa è la cellula dell’organismo sociale, e il malessere della famiglia diventa presto malessere della società. So benissimo che, cominciando da Platone e passando per Marx, grandi pensatori hanno degradato la famiglia. So altrettanto bene che tali pensatori, per paradosso, sono dei socialisti (o comunisti), pur quando tali etichette politiche non esistevano ancora. Ma sono, credo, socialisti che non hanno compreso la società e la danneggiano volendola curare. Sono dei perfettisti convinti che la perfezione stia nel tutto, non nelle parti. Sono dei collettivisti che per la collettività intera trascurano la famiglia e gli individui che la compongono.

Al contrario, l'individualismo valorizza la famiglia, e così è più sociale del socialismo. E’ il mio un gioco di parole ? Si racconta che l'Antonelli, voglio dire l'architetto della Mole Antonelliana di Torino, riuscì a erigere coi mattoni costruzioni arditissime grazie alla cura meticolosa che dedicava ai mattoni presi a uno a uno. La Mole Antonelliana può piacere o non piacere: resta il fatto che qualunque architettura crolla, o rischia di crollare, se il costruttore dimentica di verificare la qualità dei materiali. Ora, in proposito, c’è un’altra caratteristica pericolosa della mentalità socialista, collettivista, perfettista: è la fede che l’uomo sia per natura buono, equivalente alla fede che ogni mattone sia ugualmente robusto. La natura buona sarebbe la natura sociale.

Una società perfetta (come pretendeva essere il comunismo integrale) è altrimenti irrealizzabile, la presenza di un unico cattivo basterebbe a guastarla. E se il cattivo insiste nel non comportarsi secondo la sua natura sociale, egli va eliminato. Il giudice, se non il boia, non può che essere un’autorità politica perfetta, cioè infallibile, insindacabile. Per farmi meglio capire, invito il lettore a confrontare l’individualismo dei costituenti americani col perfettismo del welfare state. La Costituzione americana garantisce il diritto alla ricerca della propria felicità: ogni individuo è libero di cercarla come meglio crede e secondo la sua definizione. Il welfare state promette (e non mantiene) un diritto al benessere definito in modo uniforme dall'autorità politica, imposto a tutti e fatto pagare a tutti coercitivamente.

Lo Stato del benessere è la via che conduce alla irresponsabilità dell'individuo, quindi della famiglia. E’ inoltre la via che conduce agli eccessi fiscali, che nella nostra epoca sono la principale ragione della crisi finanziaria della famiglia. Dunque, un male inteso spirito di socialità è all’origine, nella famiglia, sia del malessere etico, sia di quello economico. E’ inutile, anzi pericoloso, procedere a una riforma dello Stato del benessere senza riportare alla famiglia il diritto a grosse dosi di responsabilità morale ed economica. Ma la famiglia non può avere responsabilità alcuna se non è libera dalle interferenze dei politici, che ne hanno provocato il fallimento quasi totale. Non importano le buone intenzioni dei politici, contano i risultati disastrosi visibili in un’alta percentuale di famiglie italiane.

Se la riforma dello Stato sociale deve cominciare dal risanamento della famiglia, altrettanto va detto per le riforme più particolareggiate: della scuola, del lavoro, della sanità, della casa, del recupero dei drogati e degli immigrati clandestini, della giustizia, dell'ordine pubblico. Senza dimenticare la bioetica, dove la separazione tra il lecito e l'illecito va tracciata seguendo l'interesse della solidità familiare e, preminente, l’interesse del nascituro. Si chiami pure programma restauratore quello qui evocato. Non è però un programma conservatore, perché c'è poco da conservare nella famiglia d'oggi. Quanto ai programmi progressisti, li abbiamo già sofferti abbastanza a lungo, nella loro destinazione catastrofica.

 

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