Sergio Ricossa

La sinistra che comanda col fischietto in bocca.

Da "il Giornale" - 21 Giugno 1998


In Italia, la redditizia carriera di sindacalista e quella di politico sinistrorso sono due curve che si intersecano, si annodano e si aggrovigliano. E’ perfìn difficile distinguere l'una figura dall’altra. Sarebbe difficile, se il sindacalista davanti ai "suoi" lavoratori non si togliesse la cravatta e non si sbottonasse la camicia. Il politico di sinistra, se è "onorevole", non lo fa: veste impettito alla borghese, come se fosse sempre in Parlamento, dove é lecito insultare, rissare, ficcare le dita nel naso proprio e negli occhi altrui, anche dormire e russare, ma sempre con compostezza di vestiario.

Oggi a sinistra ci si pesta i piedi senza volerlo perché 1’area è superaffollata. Quasi tutti si sono buttati a sinistra dove conviene stare perché c'è il governo. Ecco dunque da quella parte, insieme con i professionisti del sindacato e di ogni partito sociale, insieme con una buona dose di tradizionali mangiapreti, anche preti non mangiati, cattolici vari e vari cristiani non cattolici, ambientalisti, femministe, apostoli del non profit, industriali e impresari del profit, magistrati giustizialisti, disoccupati veri e di scelta, rappresentanti e difensori di veri e falsi proletari, di pensionati, inquilini, squatters, abitanti più o meno abusivi di centri sociali, abitanti senza fissa dimora, extracomunitari, handicappati, intellettuali e uomini di spettacolo in cerca di applausi, e via elencando. Chi è a sinistra ha un'unica ragione di vita: protestare contro la vita, che non è mai come dovrebbe essere. Chi non ha di meglio protesta in piazza con il fischietto in bocca. Altri protestano con in mano la bottiglia molotov, che è più festosa. Altri ancora, e sono gli intellettuali, scrivono sui muri, firmano manifesti, "creano" letteratura e musica di protesta (salvaguardando i diritti di autore). Lamentarsi sempre, chiedere sempre: questo è il loro motto. Chiedere pure cose assurde, come le 35 ore obbligatorie, pur di chiedere.

Quando, come ora e da un pezzo, la sinistra è al governo, continua a protestare perché non sa far altro. Soprattutto non sa governare. Dunque protesta contro se stessa e i suoi ministri. Ma guarda da parti diverse, in giro, come se gli incapaci e i malvagi fossero nascosti chissà dove. Immagina complotti e trame oscure di nemici mascherati: la P2, la P3, la P4. L’opposizione parlamentare, per quanto fiacca sia, e assente, diventa responsabile di crimini senza nome (e senza realtà, infatti). E’ tollerata un'unica opposizione: quella che toglie dai guai la maggioranza di sinistra, e per lo stretto tempo richiesto dall'operazione.

Per fortuna della sinistra, essa può contare, oltre che di tanto in tanto sull'opposizione, in più sui diversivi: un giorno sono i campionati del mondo di football, un’altra volta la vincita di 14 miliardi al Totocalcio, un'altra volta ancora l'euro o il Giubileo. E servono a distrarre il popolo gli eventi cattivi così come quelli buoni: pagamenti di imposte, terremoti, inondazioni, incendi, scoppi di gas, rapimenti di donne e bambini, deragliamenti di treni, aeromobili che restano immobili negli aeroporti. Tutto ciò appare fatale: non si può chiedere a nessuno, nemmeno a un governo di sinistra, di lottare contro il destino e vincere. Pertanto i migliori amici della sinistra sono: Berlusconi, che fa da capro espiatorio; i mafiosi siciliani; e i pastori sardi. Il male è esterno alla sinistra, non può che essere così. E fin quando la sinistra non avrà ucciso il Male, e fatto trionfare il Bene, continuerà a protestare, a chiedere, a lamentarsi: la protesta del suo capo dello Stato, se è il caso, del suo capo del governo, dei suoi ministri, dei segretari dei suoi partiti, dei suoi sindacati, dei direttori della sua Tv, dei direttori dei suoi giornali.

 

 

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