Sergio Romano
Le emergenze nel dibattito internazionale
Cinque priorità per il futuro.
Da "il Corriere della Sera" - Venerdì, 1 Settembre 2000
Come ogni anno la ripresa della politica e degli affari coincide con un seminario a Cernobbio, organizzato dallo Studio Ambrosetti, a cui partecipano oltre duecento fra industriali, finanzieri, intellettuali e uomini politici, italiani e stranieri. Il clima è in parte concretamente realista, in parte liberamente futurista. Gli uomini politici vengono per parlare di se stessi, gli intellettuali per ascoltare se stessi, gli uomini d'affari per cercare di capire in quali condizioni e con quali regole dovranno lavorare alla fine delle vacanze. Per l'incontro che inizia oggi Ambrosetti ha chiesto ad alcuni dei suoi ospiti di indicare cinque «priorità», vale a dire cinque problemi destinati a diventare sempre più urgenti e, se possibile, altrettante soluzioni. Perché non quattro o sei? Come ogni «agenda per il futuro» anche quella di Cernobbio è inevitabilmente gioco, esercizio intellettuale, libro dei sogni. Ecco, per quello che valgono, le mie cinque priorità, che confronterei volentieri con quelle dei lettori (sul sito www.corriere.it ). Concernono il Terzo mondo, le biotecnologie, le ricerche scientifiche che confinano pericolosamente con i problemi morali, il mercato internazionale del petrolio e il futuro dell'Europa.
Terzo mondo . La campagna giubilare per l'azzeramento dei debiti, i viaggi come quello recente di Clinton, o i libri, come quello, assai modesto, di Walter Veltroni apparso ora presso Rizzoli ( Forse Dio è malato ), servono forse a conquistare anime e voti, ma non bastano a risolvere i problemi dell'Africa. La «cooperazione allo sviluppo» è in buona parte fallita, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale non hanno soldi da distribuire benevolmente, i Tribunali internazionali non impediranno ai cittadini della Sierra Leone di continuare a uccidersi e l'embargo delle armi non ne impedirà il contrabbando. Resta la soluzione più scomoda, ma più efficace: aiutare gli africani a salvarsi da soli abbassando drasticamente le barriere tariffarie che impediscono le loro esportazioni.
Biotecnologie . Alcuni Paesi continueranno a ricercare e a produrre sementi transgeniche, altri daranno retta ai loro Verdi e decideranno di proibirle. Abbiamo impiegato più di mezzo secolo ad abbattere e ridurre barriere tariffarie, ma rischiamo di creare un nuovo protezionismo «culturale» o, peggio, di dividere il mondo sviluppato fra i Paesi che fanno ricerca e quelli che non ne fanno, con la inevitabile trasmigrazione di talenti scientifici dal secondo al primo gruppo. Nell'interesse generale occorre un accordo che fissi regole e metodi comuni.
Bioetica . Il problema in questo caso è ancora più complicato. Ma nessuno impedirà agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna di continuare le loro ricerche e di venderci domani i prodotti che ne avranno ricavato. Quale governo europeo oserà opporsi allora all'importazione di medicine da cui potrebbe dipendere il trattamento di malattie oggi incurabili? Vogliamo dunque che l'Europa continentale diventi una colonia scientifica dei Paesi anglosassoni? Cerchiamo piuttosto di tracciare insieme qualche frontiera al di là della quale è meglio non avventurarsi.
Petrolio . Parliamo molto di libera concorrenza e di mercato, ma quello del petrolio è regolato da un oligopolio composto da alcuni fra i maggiori Paesi produttori. Dopo la guerra un grande francese, Jean Monnet, persuase sei Paesi europei a creare insieme una Comunità per il carbone e per l'acciaio. Occorre ora una Comunità mondiale del petrolio. Se l'America e l'Unione europea ne prenderanno l'iniziativa e si dimostreranno persuasive, i produttori dovranno ascoltare.
Europa . Abbiamo un mercato unico, una moneta unica e una frontiera unica, ma non abbiamo un governo europeo. Non occorre essere studiosi di storia per sapere che un tale mostro non è mai esistito e che rischia di morire da un giorno all'altro. Il ministro degli Esteri tedesco ha fatto a Berlino qualche mese fa un eccellente discorso sulle riforme istituzionali di cui l'Europa ha bisogno. Proviamo a partire da lì.
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