Angelo Panebianco

Operazione Telemontecarlo e vizi della politica.
Le smemorate api della sinistra.

Da "il Corriere della Sera" -   Lunedì, 14 Agosto 2000


In una delle opere più «scandalose» che siano mai state scritte, La favola delle Api di Bernard Mandeville, si dimostra come dai vizi degli uomini (l’avidità, l’invidia, il desiderio di pavoneggiarsi, la volontà di sopraffazione eccetera) derivino pubblici benefici, in buona sostanza il benessere e la ricchezza di una società. È possibile, come alcuni ragionevolmente sostengono, che molto di buono possa nascere in prospettiva come conseguenza dell’operazione Telecom-Seat-TeleMontecarlo. È possibile che l’effetto principale, sia pure indiretto, involontario, di quella operazione sia un ampliamento della libertà di mercato nel campo delle telecomunicazioni, con grande vantaggio per tutti, cittadini-consumatori in testa. Certo è però che questa operazione appare al momento come il frutto di una impressionante quantità di «vizi». C'è, in primo luogo, la tradizionale commistione fra interessi economici e politici, fra potere economico e potere politico. C'è la necessità di chi opera nel (cosiddetto) mercato di ricorrere al padrinaggio politico e c'è quella delle diverse frazioni della classe politica di assicurarsi un retroterra economico, da utilizzare nella lotta politica. Se a destra c’è oggi la plateale commistione fra interessi politici ed economici determinatasi con l'ingresso in politica di Berlusconi, a sinistra si risponde costruendo altre, altrettanto robuste, commistioni, e il caso Colaninno è solo il più importante. Ricordiamo che la scalata di Colaninno a Telecom venne appoggiata dal governo D'Alema e che, per quanto riguarda la nuova operazione, Cecchi Gori, il patron di Tmc (il venditore), è un senatore del Partito popolare.

Altro vizio tradizionale: il disprezzo per i principii dello Stato di diritto. Già la legge Maccanico (quella che dal '97 regola il settore), oggi rimessa in discussione dall’operazione Colaninno, violava quei principii perché conteneva norme ad personam (norme costruite, nello specifico, per intralciare Berlusconi) e qualunque legge contenga norme ad personam , talché sia possibile identificare subito, con nome e cognome, chi ne viene danneggiato o beneficiato, è una legge in contrasto con i principii dello Stato di diritto. La stessa maggioranza che volle quelle norme ad personam , per colpire il «nemico», oggi le mette da parte per favorire i suoi «amici». Il coniglio dal cilindro, la direttiva europea che impone la trasformazione delle concessioni in licenze, è stato tirato fuori solo all’ultimo minuto, dopo che a lungo gli uomini dell'Ulivo avevano boccheggiato e balbettato di fronte alle accuse di violazione della legge. La quale legge, peraltro, dovrà comunque essere rivista dal Parlamento per legalizzare l'intera operazione, come ha sostenuto Maccanico, e come chiede l'Antitrust.

Altro vizio tradizionale ben visibile in questa vicenda: il moralismo ipocrita e partigiano, quello per cui si lanciano anatemi e squalifiche morali quando certe cose le fa l'avversario, e si tace, o si approva, quando le fa «uno dei tuoi». La costruzione con mezzi politici di un proprio retroterra economico non era precisamente ciò che gli avversari di Craxi, quando egli era impegnato a farsi largo fra i due giganti dell’epoca, la Dc e il Pci, rimproveravano al «craxismo»? E dove sta la differenza con l’operazione Telecom-Tmc? Ma le voci critiche, a sinistra, sono state questa volta davvero poche: Antonio Di Pietro (cui questa storia ha riaperto insperati spazi di manovra politica), Federico Rampini su Repubblica , il manifesto . E gli altri, il grosso dei nemici del «craxismo» e oggi del berlusconismo, i fautori tutti d’un pezzo della separazione fra potere politico e potere economico, dove sono? Tacciono, guardano da un’altra parte, oppure apertamente approvano.

Come Di Pietro ha capito subito, la sponsorizzazione ulivista di una importantissima operazione (come è l'acquisto di Tmc da parte di Telecom), esplicitamente vietata da una legge tuttora in vigore, toglie efficacia propagandistica e credibilità alla polemica del centrosinistra sul conflitto di interessi di Berlusconi. E' ben possibile che Mediaset venga danneggiata, soprattutto sul versante della raccolta pubblicitaria, dall'arrivo del nuovo concorrente, ma è sicuro che, sul piano strettamente politico, Berlusconi ne trae un beneficio. A lui conviene, in fondo, che tutti si trovino a fare i conti, in un modo o nell'altro, con conflitti di interesse. Secondo il principio: tutti colpevoli, nessun colpevole. Tanto più che Colaninno, con dichiarazioni pubbliche quantomeno incaute, è riuscito a confermare il carattere iperpoliticizzato dell'operazione che va conducendo. Probabilmente, ha ragione Valentino Parlato( il manifesto del 12 agosto): le menti più lucide del centrosinistra danno già per perse le elezioni del 2001 e stanno lavorando alla costruzione di un blocco economico-politico con cui affrontare quelle del 2006. Torniamo alla Favola delle Api . Dai vizi possono nascere virtù, pubblici benefici. E' quanto sostiene Franco Debenedetti sul Sole 24 Ore (12 agosto) per il quale le «conseguenze non intenzionali» di quanto sta avvenendo possono essere solo benefiche. Col tramonto della legge Maccanico che l'operazione Colaninno impone, cadranno le barriere, i lacci e lacciuoli che oggi soffocano il sistema delle telecomunicazioni. Col superamento del duopolio Rai-Mediaset, la stessa Rai, che è la più grave anomalia esistente nel sistema, non potrà più essere difesa così com'è dal mondo politico e dovrà rassegnarsi a essere in tutto o in parte privatizzata. Nel medio termine, la conseguenza non intenzionale sarà un pubblico beneficio, ossia un mercato molto più libero di oggi, e più libertà per tutti.

C'è, in genere, molta consonanza fra il mio modo di guardare ai problemi della società italiana e quello di Franco Debenedetti e mi auguro che anche in questo caso, come del resto è accaduto molte volte, egli abbia ragione. Osservo tuttavia che le «conseguenze non intenzionali» di azioni intenzionali possono essere di due tipi: talvolta sono benefiche, come nella Favola delle Api . Talvolta, invece, sono perverse. Se in questo caso le «conseguenze non intenzionali» risultassero in prevalenza perverse, ossia comportassero, anziché più libertà, solo nuovi intrecci non trasparenti fra politica ed economia in un settore strategico come è quello della comunicazione, allora avrebbe senz'altro ragione Valentino Parlato: la nostra democrazia si incamminerebbe verso un futuro dominato interamente dalla competizione fra partiti-aziende e aziende-partiti. La democrazia liberale, naturalmente, è un'altra cosa.


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