Stato laico - Fecondazione assistita e libertà di coscienza.
Lo stato laico secondo Veltroni.
Da "il Corriere della Sera" - 30 Maggio 1999
Vorrei rispondere alla lettera che il segretario dei Ds,
Walter Veltroni, ha indirizzato l'altro giorno (venerdì 28) al Corriere dichiarando la
propria avversione alla legge appena approvata dalla Camera sulla fecondazione
medicalmente assistita. Sono spinto dall'importanza della questione, naturalmente, ma
anche, e vorrei dire soprattutto, conoscendo il garbo e l'intelligenza del mio
interlocutore, dalla speranza che su temi così cruciali possa stabilirsi tra uomini
politici e opinione pubblica (rappresentata da chi sulla stampa si prova a darle voce) uno
scambio di punti di vista non inquinato da slogan o pregiudizi.
I quali invece mi sembrano fare spesso e volentieri capolino nella lettera del segretario
dei Ds. Per esempio nel suo richiamo all'«Europa», alla «legislazione della grande
maggioranza dei Paesi europei» che viene invocata con forza per sostenere l'isolata,
colpevole, arretratezza della nuova legge italiana in materia di fecondazione.
Ma mi domando: perché soltanto in questa materia? Perché, se l'Europa dev'esserci
maestra, non abbiamo mai sentito Veltroni appellarsi al suo magistero, che so, a proposito
delle pensioni di anzianità, o della legislazione premiale sui pentiti, o del sistema
delle licenze delle farmacie, tutte pecularità com'è noto solo italiane? Dunque
un'invocazione siffatta, così enfatica quanto politicamente selettiva, appare
inevitabilmente come un'invocazione solo strumentale e retorica, priva nel merito di
qualunque capacità persuasiva.
Così come poco persuasivo sembra il correlato argomento messo in campo dal segretario dei
Ds, secondo il quale la disparità legislativa fra Italia ed Europa creerebbe una
disparità fra italiani benestanti, che domani potranno sempre permettersi una «gita
eterologa» a Chiasso, e italiani poveri che invece non potranno permettersela. E con
questo? Anche avere rapporti sessuali legali con bambini è alla portata di chi dispone di
un certo reddito per recarsi dove ciò è sciaguratamente lecito: ma a nessuno, io credo,
verrebbe in mente di sostenere perciò l'opportunità di legalizzare la pedofilia in
Italia.
Ma vengo ad aspetti più importanti della questione. A uno in particolare: alla «libertà
di coscienza» che Veltroni ripetutamente afferma essere violata, insieme al principio
della laicità dello Stato, da una legge come quella approvata dalla Camera, che vieta la
fecondazione eterologa. A me sembra che con affermazioni di questo genere si faccia un uso
eccessivamente disinvolto delle parole e dei concetti, e dunque non si contribuisca molto
a chiarire il merito reale dei problemi.
La libertà di coscienza propriamente intesa, infatti, è la libertà di credere o di non
credere, di avere opinioni qualsivoglia sulle più disparate materie, di esprimerle e
divulgarle in ogni modo possibile, e dunque, per converso, è la libertà di non essere
costretto a professare idee contrarie alle proprie intime convinzioni, alla propria
coscienza, appunto. Ma tra questa libertà e la libertà dei comportamenti (cioè tra la
libertà di coscienza e il diritto di agire sempre e soltanto in conformità alle proprie
idee) c'è, come si capisce, una fortissima ed evidente differenza.
Il fatto che nessuna maggioranza possa lecitamente obbligarmi a credere nei Dieci
Comandamenti non vuol dire che una maggioranza non possa invece obbligarmi con ogni buon
diritto ad astenermi, ad esempio, dalla pratica dell'eutanasia, pure se questa rientra nei
miei princìpi e in quelli del morituro.
Se la salvaguardia della libertà di coscienza e delle opinioni dovesse essere
interpretata come naturalmente estendibile ed estesa a tutti i comportamenti coerenti con
quelle opinioni medesime, di fatto diverrebbe pressoché impossibile, in un gran numero di
materie, qualunque legislazione, dal momento che le norme dovrebbero essere semplicemente
sostituite dalla più larga tolleranza verso i diversi comportamenti determinati dalle
opinioni e dai valori propri dei soggetti. In realtà, una libertà di coscienza così
intesa equivarrebbe, nel campo della fecondazione, esattamente a quel «mercato
selvaggio» che pure Walter Veltroni dice di voler combattere.
In questo delicatissimo campo è cruciale, come si capisce, la differenza tra la legge che
istituisce un obbligo e quella che viceversa istituisce un divieto. + intuitivo che
possano essere quasi esclusivamente le prime quelle che realmente violano la libertà di
coscienza, mentre di solito è assai più difficile (difficile, non impossibile) che
riescano a farlo le seconde.
Per fortuna di noi tutti, comunque, nel campo della fecondazione medicalmente assistita
né il progetto di legge sostenuto dalle sinistre, che consentiva la fecondazione
eterologa, né quello ora approvato che la vieta mi sembrano violare in alcun modo la
libertà di coscienza di chicchessia. Sono semplicemente una di fronte all'altra due
visioni diverse di quanto debba pesare il dato puramente biologico nella procreazione di
un essere umano: questione che il segretario dei Ds depreca (oggi) sia stata risolta «a
colpi di maggioranza», ma che in verità non si vede davvero in quale altro modo in una
democrazia possa essere risolta. (Diverso mi sembra il discorso sulla adottabilità degli
embrioni, circa il quale tendenzialmente condivido le riserve fatte proprie in Parlamento
dalle sinistre, ma anche rispetto al quale la libertà di coscienza non c'entra nulla).
Sicuramente permettere (senza obbligare) incarna in apparenza una posizione più
«liberale» del vietare.
Ma chi si fa forte di tale apparenza per sostenere, come Veltroni, che solo la prima
posizione si concilierebbe con la libertà di coscienza, non solo come ho detto travisa il
senso di ciò che per libertà di coscienza è giusto intendere, ma di fatto si priva di
ogni possibile mezzo di contrasto contro la riduzione della libertà a un informe
indifferentismo morale. Io non credo che debba essere necessariamente questo l'esito di
una posizione liberale.
So bene che il legame fra la libertà da un lato e ciò che è vero e giusto dall'altro è
quanto di più arduo e problematico ci sia; ma una libertà che rinunci a interrogarsi su
ciò che è vero e giusto, che rinunci a scommettere su una risposta alle questioni
ultime, a cercare tale risposta per la società degli uomini, mi sembra una libertà
destinata fatalmente a perdere, prima o poi, ogni diritto alla vittoria e alla vita.
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