Sergio Romano

L'ambiguo rapporto tra governo e Lega.

Corteggia Bossi e chiudi l'occhio.

Da "il Corriere della Sera" - 5 Marzo 1999


Qualche giorno fa il governo ha presentato un progetto di legge per la riforma del sistema elettorale e molti hanno sospettato nella sua iniziativa il desiderio di rendere il referendum Segni-Di Pietro, agli occhi di molti elettori, meno urgente e importante. Oggi il governo si appresta a presentare un progetto di legge per la creazione di uno Stato federale e molti si chiedono se tale mossa non nasconda ancora una intenzione inconfessata. L'oggetto del calcolo, stavolta, sarebbe la Lega. Nell'oscura battaglia che si sta svolgendo per la elezione del presidente della Repubblica - ecco il sospetto - la maggioranza ha bisogno dei voti della Lega e corteggia Bossi fornendogli il pretesto per uno di quei salti di campo, ora a destra ora a sinistra, di cui ormai si è perduto il conto. Il leader del Carroccio sa naturalmente che l'idea di uno Stato federale, uscita improvvisamente dai cassetti di una maggioranza divisa e traballante, non è convincente. Ma questo ha scarsa importanza, soprattutto per un uomo politico che al federalismo pensa sempre meno. Ciò che conta per lui oggi è dimostrare che la Lega resta, a dispetto di tutto, determinante e può essere nelle grandi questioni ago della bilancia.

Questo sospetto è malevolo e ingiusto? Forse. Ma non sarebbe venuto in mente a nessuno se il governo, nelle scorse settimane, non avesse trattato il referendum leghista contro l'immigrazione con una benevola negligenza e se lo stesso Bossi, nelle interviste di ieri al Corriere e alla Stampa, non avesse dato la sensazione di considerare la riforma federalista come un passo nella giusta direzione.

Verrebbe voglia di chiedersi a questo punto come avrebbe reagito la sinistra se la Lega fosse stata corteggiata da una maggioranza di destra con quest'ultima al potere. Ne avrebbe denunciato la spregiudicatezza e la demagogia? Avrebbe ricordato che la Lega è inaffidabile e in materia d'immigrazione «razzista»? Ne avrebbe tratto l'occasione per sostenere, una volta di più, che la destra italiana è impresentabile? Felici i Paesi in cui il primo dei comandamenti politici è: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso. Da noi le regole più elementari della moralità politica valgono solo per gli avversari. Da noi la sinistra dà talvolta la sensazione di pensare che la nobiltà dei suoi ideali le garantisce una franchigia morale.

Ma tralasciamo le considerazioni per l'appunto morali e proviamo a chiederci le ragioni di queste manovre. Sembra di capire che l'unico problema all'ordine del giorno della politica italiana è l'elezione del presidente della Repubblica. È naturale. Dopo il settennato di Scalfaro, nel corso del quale il capo dello Stato ha preso decisioni che hanno influito sul corso della nostra lunga crisi costituzionale e hanno obiettivamente favorito alcuni partiti, tutti sono comprensibilmente preoccupati dall'esito delle elezioni presidenziali e desiderano un candidato che non faccia il contrario di ciò che vogliono. Ma nessuno ci dice che cosa vuole. Nessuno si prende la briga di spiegare al Paese quale dovrebbe essere, nell'attuale situazione politico-costituzionale, il mandato del Presidente, quale il ruolo che le forze politiche si attendono da lui.

Gli accordi per la scelta di un candidato sono leciti. Ma suscitano diffidenza nel momento in cui nessuno spiega al Paese con quali obiettivi sono stati conclusi. È inevitabile pensare che ci si metta d'accordo non tanto per un obiettivo strategico, su cui gli italiani possano esprimere un giudizio, quanto per avere al Quirinale un presidente «amico», una persona che ha contratto un debito al momento della elezione e lo pagherà a rate, con gli interessi, durante gli anni in cui sarà capo dello Stato. Anche questo è soltanto un sospetto, naturalmente, o, come direbbe Andreotti, un peccato. Desideriamo una classe politica che ci liberi da questa tentazione, e ci permetta di non peccare.

Torna alla pagina precedente

Ritorna alla Pagina Precedente
Pagina principale Pagina Principale