Iuri Maria Prado

Ds e Ppi sono fatti della stessa pasta.

Prodi tipico prodotto della cultura di potere.

Da "il Giornale" - 8 Febbraio 1999


Sono comprensibili, e addirittura scontate, le reazioni di certo centrosinistra all’iniziativa "concorrente" di Romano Prodi. Sennonché Prodi non è criticato e avversato per il genere di cose che vuol fare: ma perché vuole fare delle cose (che non significa buone cose). Più semplicemente: non lo accusano di avere un progetto sbagliato: ma di avere un progetto. Non hanno paura di un’"altra " politica, ma della politica di "un altro".

L’esperimento di "Centocittà", insomma – bene o male lo si voglia giudicare, e noi male lo giudichiamo -, non è fatto tuttavia di altra pasta, né ha vocazioni e finalità diverse, rispetto all’amalgama che compone il governo. Ed è verissimo che la lista dei sindaci rappresenta l’ennesimo partito in un sistema di troppi partiti che annunciano tutti di volere un Paese con meno partiti. Ma chi può condannare tutto questo? Un ministro, per quanto autorevole, di un governo udierrin-cossuttiano?

Non si crede davvero che Prodi e i suoi sindaci abbiano chissà quale progetto e buona idea, per questo Paese e per la partecipazione europea, al di là di stare anch’essi sul carrozzone di questo sistema politico. Ripetiamolo: essi non vogliono fare "cose diverse" rispetto a quelle che fa (o non fa) questa maggioranza di governo; vogliono fare (o non fare) anche loro. Ma che una simile pretesa sia illegittima solo perché si incarna in un ennesimo partito, quando tale illegittimità è gridata dai partiti a grappoli del centrosinistra "europeo", be’, questo lascia almeno soprappensiero.

Se è innegabile che "Centocittà" nulla aggiunge alla politica nazionale ed europea se non, appunto, un ulteriore partito, è altrettanto vero che l’iniziativa non è decentemente condannabile da chi esattamente sulle caratteristiche esemplari e cioè sui difetti, le disfunzioni, gli ingessamenti di questo regime politico fonda il proprio potere di governo e istituzionale.

Il fatto è che questo esecutivo è tutto costruito sull’idea di non cambiare nulla per cambiare qualcosa. E sulla pratica di accedere al potere "non importa come", e di tenerlo, come premessa di un tentativo di riforma. Un triplo errore. Primo: perché il meccanismo serve perfettamente anche a quelli che vogliono conservare e controriformare. Secondo: perché da riformare è proprio il modo di accedere al potere e di tenerselo. Terzo: perché quella cultura e pratica di governo "produce", e perfino legittima, invenzioni partitocratiche quali "Centocittà".


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