Iuri Maria Prado

Gli Italiani non vogliono il bis.

L'unità nazionale contro Scalfaro.

Da "il Giornale" - 8 Gennaio 1999


Un recente sondaggio relativo alle preferenze degli italiani sul nome del prossimo presidente della Repubblica assegna all’attuale ricopritore della carica, il dottor Oscar Luigi Scalfaro, l’ultimo posto: 2,7 per cento. E davvero non sorprende. Se c’è un capo dello Stato, infatti, che è riuscito nell’opera doppia di esercitare pessimamente il proprio mandato, violando mille e mille volte le leggi fondamentali della Repubblica, rendendosi inoltre antipatico e detestabile ai cittadini, ebbene questo è Scalfaro. Il quale ha superato e di gran lunga, nel mettersi sotto i tacchi la legge, tutti i suoi predecessori.

E tuttavia mai i responsabili di quei comportamenti, pur censurabili, si esposero all’irritazione che invece Scalfaro, nel corso del suo apostolato, è riuscito a produrre nell’opinione pubblica. Il che si spiega, verosimilmente, considerando che Scalfaro non solo ha fatto male, ma ha pure preteso di farsi bello mentre faceva male, usando una spocchia, un’arroganza, un "findibenismo" rigonfio di una retorica falsa in misura tale che i cittadini italiani, per quanto abituati a certe balordaggini, ne hanno avuto fin sopra i capelli.

C’è insomma, riguardo a Scalfaro e ai suoi modi, una sorta di "unità nazionale" questa volta benemerita e sanissima, perché questo presidente non raccoglie preferenze e simpatie neppure dagli elettori vicini ai partiti della maggioranza presidenziale. Scalfaro non lo sopporta nessuno, di centro, di destra o sinistra che sia. E ben gli sta. Perché se è buona norma, in politica, tenere distinti il giudizio sulla persona da quello riguardante l’uomo politico e le sue istituzioni, altrettanto non vale quando il Tizio in questione è uno, come Scalfaro, che pretende di rivolgersi direttamente ai cittadini e sfondar loro l’anima con quel suo moralismo di nessuna morale e piegato a giustificare ogni specie di manovraccia e interesse di potere antipopolare.

La blindatura, a Capodanno, del Quirinale, escogitata per impedire a un gruppo di cittadini di festeggiare la fine del mandato di Scalfaro, costituisce un bell’esempio dell’effettivo accreditamento di quest’uomo presso il "popolo". A conferma, diremmo esemplare, di come il credito di questo capo dello Stato risieda in una consorteria ristretta e di potere, in un gruppetto separato e signoresco di burocrati e partitocrati che lo sostengono e legittimano (e sono disposti a rieleggerlo) a premiazione di tutto il bene fatto e a condizione che ancora assicuri di farne. Il bene suo e loro: che è il male del popolo e dei cittadini.

 

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