Iuri Maria Prado

Letture distorte a sinistra.

La legge violata da chi deve applicarla.

Da "il Giornale" - 2 Settembre 1998


"La sinistra sia inflessibile". Questo il titolo di un articolo a firma Michele Salvati e Guido Martinotti, ieri pubblicato dall’Unità. Interessante.

La tesi degli autori è che le leggi vanno rispettate sempre e comunque. Se si tratta di leggi sbagliate, esse vanno cambiate e migliorate ma, nel frattempo, bisogna osservarle rigorosamente. Sembra di rileggere qualche francese di tempo addietro: "Noi parleremo sempre contro le leggi cattive, sino a che esse siano riformate e, in attesa di ciò, vi staremo ciecamente soggetti". Ottimo.

Non si è più d’accordo con i due articolisti dell’Unità, invece, laddove essi indicano le ragioni, i fatti per cui, in Italia, governerebbe un’impostazione di segno opposto, per la quale leggi e regole sarebbero come dimenticate e suscettibili di qualsiasi frustrazione. Il che avverrebbe, per Martinotti/Salvati, non solo in funzione di una diffusa e ormai tollerata abitudine all’illegalità bensì anche, e più efficacemente, a causa di "una campagna di aggressione e delegittimazione nei confronti di coloro che sono chiamati a far rispettare la legge". E i responsabili di una tal campagna aggressiva - capace di devastare giurisdizione e legalità - sarebbero, opportunamente citati alla rinfusa, Sgarbi, Berlusconi, il cardinale Giordano, Totò Riina...

E bisognerebbe meditare, a questo proposito, su un paio di questioncelle. Esiste indubbiamente, nel cosiddetto dibattito sulla giustizia, una sorta di contraddittorio extraprocesuale fra cittadini (eventualmente imputati) e magistrati 8che davvero non si astengono dal lasciarsi andare a scompostezze magari colorite, ma tanto più gravi dal punto di vista istituzionale). Solo che il cittadino (eventualmente imputato) e il magistrato non stanno sullo stesso piano: perché il primo parla in nome di un diritto di libertà, mentre il secondo in nome del poterla reprimere. Riesce qualcuno, di grazia, a comprendere la differenza?

Ma la questione vera è poi quets’altra: che la legge, in Italia, è stata violentata anche - direi soprattutto - col concorso di quella sinistra da cui ora si pretende inflessibilità. Né ci si ricorda di mobilitazioni editoriali a denuncia dei tanti stupri di legge e legalità di cui si è avuto drammatico conto ancora negli ultimi mesi e anni.

Non sono tra quelli, si badi, che imputa alla esclusiva responsabilità delle cosiddette sinistre l’erosione forse ormai definitiva del valore della legge. Altrove c’è stata, almeno, inerzia e trascuratezza. Ma la sinistra e i due articolisti che a essa si rivolgono che cosa pensano di una Corte costituzionale che ha fatto letteralmente strage delle regole di attribuzione dei poteri, usurpando una funzione (quella legislativa) che il nostro ordinamento attribuisce ad altro organo? Non è legge, questa? E chi l’ha violata, Sgarbi? Che cosa pensano di certi cosiddetti giudici che hanno letteralmente privato il popolo italiano di uno dei due voti, quello referendario, costituzionalmente previsti e attribuiti? Non è legge, questa? E chi l’ha violata, Berlusconi? Che cosa pensano di un Presidente della Repubblica che si sottrae a quella Costituzione che lo vorrebbe immediatamente processato? Non è legge, questa? E chi l’ha violata, il cardinal Giordano? Che cosa pensano di un manipolo di magistrati che insorge e istiga all’insurrezione contro gli atti del governo e del Parlamento? É sì o no violazione della legalità, questa? E chi ne è responsabile ?

Da noi in Italia la legge non ha valore non perché il Polo o Sgarbi o altri "attaccano i giudici", ma perché una certa cultura e pratica del potere (quelle a cui fa l’appello l’articolo dell’Unità) l’hanno abolita e sostituita con un’altra, la cosiddetta "legge materiale". In Italia la legalità è compromessa perché è violata da quei medesimi che dovrebbero produrla, osservarla, applicarla, tutelarla: Il Parlamento, il governo, il Presidente della Repubblica, La Corte costituzionale, la magistratura. Questi sono i responsabili. Questi gli attentatori. Questi i traditori. Questi i delegittimatori. E non metaforicamente ma "tecnicamente". Non per "opinione" di chi scrive, ma per la "legge che esiste". Ma non tutte le leggi sono uguali, evidentemente. Né meritevoli di applicazione " inflessibile".

 

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