Iuri Maria Prado
Ingabbiando la libertà economica si limita la libertà civile.
Da "il Giornale" - 29 Ottobre 1997
Loro credono che ci siano il lavoro e la produzione da una parte, e i diritti civili e di libertà dall'altra. Credono che l'economia rappresenti un affare proprio dello Stato anziché dei cittadini. E che la vita extralavorativa dei cittadini sia e debba essere una più o meno spensierata, più o meno ampia, più o meno interessante zona di "vita di riserva", nell'idea, appunto, che i soldi, il lavoro, la produzione appartengono solo meccanicamente alla vita di ognuno.
Loro non sanno che il lavoro è invece l'espressione di un diritto di libertà, di identica natura rispetto ai diritti di libertà civile, politica, culturale. Non sanno che l'economia è il campo dei singoli, una zona di libertà degli individui. Nè che in tale zona lo Stato dovrebbe. intervenire per riconoscere e tutelare, non per concedere, nella stessa misura in cui riconosce e tutela, e non certo "concede", il diritto di voto, di opinione, di manifestazione del pensiero. Loro sono i comunisti, gli eredi della tradizione (e della pratica) comunista, e continueranno a credere in quel modo, continueranno a non sapere ciò che sanno e in cui credono e su cui si fondano le impostazioni e i sistemi liberali: e cioè che democrazia, in campo economico, non significa uguaglianza economica, ma possibilità di uguaglianza economica Loro invece pensano ancora che la ricchezza vada da "redistribuita" dallo Stato, per stabilire uguaglianza e cioè, per loro, democrazia. Sennonché la loro "ridistribuzione" non avviene facendo avere a chi meno ha, ma impedendo a chi ha qualcosa di lavorare e impegnarsi per avere qualcosa in più. E di qui la somma di vincoli, di imposizioni, di ingessature, di mancanze di libertà, appunto, che governa il loro modello economico, che è, e sempre più sta diventando, il modello italiano. In questo modo credono di intervenire semplicemente sulla "materia" della vita individuale, credono di gestire e limitare unicamente un che di meccanico, di quantitativo della vita delle persone. Non comprendendo la vita economica dell'uomo in termini di "diritti", è evidente che per loro comprimere l'iniziativa economica privata non corrisponde per nulla alla compressione di un diritto. Non assumendo il lavoro come un'espressione di "libertà", è evidente che per loro pianificare l'esistenza lavorativa delle persone non corrisponde per nulla alla pianificazione della libertà delle persone. Il controllo, la subordinazione, l'inquadramento in cui la tradizione comunista tiene il lavoro, sono modi e hanno l'effetto di controllare, subordinare e inquadrare le libertà civili e individuali.
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