Carlo Pelanda
Grazie Ciampi per lo schiaffo agli elettori.
Da "il Resto del Carlino" - 23 Dicembre 1999
Le cronache politiche di questi giorni mostrano con inquietante evidenza che dobbiamo porci il problema di come tutelare la democrazia in Italia. Due sono i fronti di attacco principale.
La formazione del governo D'Alema bis è una riprova che nel nostro paese i governi si possono fare senza alcuna legittimità popolare. Spiace registrare - perché la persona è di altissimo livello - che anche Carlo Azeglio Ciampi si sia messo perfettamente in linea con la tradizione italiota per cui le istituzioni di garanzia democratica servono ad aiutare i partiti a fare i loro comodi esponendoli il meno possibile al controllo popolare. Un presidente che avesse avuto veramente a cuore la manutenzione del sistema democratico, avrebbe detto: cari signori, andate ad elezioni. Il popolo è sovrano non solo in senso astratto, ma anche in uno molto concreto. E' il datore di lavoro dei politici. Che vengono pagati - lautamente - per tenere in ordine la casa, tutelare la sicurezza e creare le condizioni di fondo affinché ci possa essere più ricchezza per tutti. I politici non hanno altra missione che questa. Non sono dei, ma nostri dipendenti. Quando qualcosa non funziona abbiamo il diritto - sovranità popolare significa questo - di raccoglierci in assemblea (elezioni) e votare per rimuoverli, confermarli o trovarne altri. Il Presidente della Repubblica è lì proprio per garantirci il potere di controllo sui politici. Invece questo signore ha detto che la legislatura deve andare fino a scadenza naturale. Non c'è alcun motivo reale e tale criterio suona come preoccupante copertura di ben altre ragioni. Di fatto il Presidente legittima l'illegittimità.
In Italia si è cambiato il leader eletto dalla gente (Prodi), più di duecento parlamentari sono migrati da una formazione politica all'altra, un nuovo leader senza maggioranza ottiene l'incarico per cercarsela nel mondo opaco dei partiti - evidentemente dovendo usare ricatti, prebende e compromessi segreti - al riparo dagli occhi indiscreti della volontà popolare.
E tutto questo accade in un momento storico in cui l'intera struttura dello Stato dovrebbe essere cambiata, compito di enorme complessità, per adeguarsi al futuro che sta irrompendo nelle nostre vite. Formalmente Ciampi non ha violato alcuna legge. Ma ha usato l'ampio potere discrezionale di cui dispone per tutelare gli interessi dei partiti contro i nostri. E sotto questa altissima garanzia noi saremo governati da gente che cerca di portare a casa più soldi possibili avendo la paura di non essere rieletti tra un anno o pochi mesi (corsa ai posti di ministro e sottosegretario). Da un premier che farà leggi e provvedimenti tutti finalizzati a dargli una speranza di sopravvivere. Nell'ambito di una pletora di politicanti ciascuno interessato a grattare dai nostri soldi prelevati con le tasse qualche spicciolo. Bottino e menefreghismo. Grazie Ciampi.
Secondo, è serio il pericolo che si torni - anche se mai ne siamo usciti - ad un sistema dove comandano i partiti e non le istituzioni. Tale rischio è aumentato dopo la dichiarazione da parte di Berlusconi di volere il ritorno al sistema proporzionale. Dobbiamo temerlo come la peste. Esistono infatti due forme di partito. Quello "gestionale" ha lo scopo di riempire con propri uomini tutte le posizioni che permettono il controllo di un territorio e del flusso di spesa pubblica. Ciò serve sia a comprare il consenso per il partito sia ad impedire che si formino nuove forze politiche che rappresentino interessi diversi. Soprattutto, le organizzazioni gestionali, per mantenere il loro apparato, impongono agli uomini che mandano nelle istituzioni la lealtà verso il partito indipendentemente dalle necessità del buon governo. Con un sistema politico siffatto non è praticamente possibile riformare alcunché, rendendo irrilevante e solo rituale il confronto tra offerte politiche ideali e loro programmi tecnici e, quindi, il voto. Per evitare questa degenerazione dovremmo avere, invece, partiti di tipo "elettorale". Intesi come associazioni il cui solo scopo è quello di organizzare il dibattito popolare ed i programmi a ridosso dei momenti elettorali. Gli eletti sarebbero leali al mandato istituzionale e non al consiglio di amministrazione privato del partito. Questa configurazione del sistema politico permetterebbe una rappresentanza diretta degli interessi espressi dagli elettori ed una maggiore probabilità di poter svolgere l'azione di governo aderendo alle necessità reali del paese. Per questo va preferita da tutti i cittadini, siano essi di destra che di sinistra. Il referendum per l'abolizione della quota proporzionale ha il preciso scopo di favorire la transizione dai partiti gestionali a quelli elettorali. Ma Berlusconi, in questo scenario, dovrebbe rispondere alla logica della gente e non dei suoi interessi privati. E' ovvio che voglia un sistema proporzionale che fissi il primato del partito gestionale.
Cosa fare? Chi è sinceramente democratico ha una scelta molto chiara. Difendere l'appuntamento referendario e votare "sì" nonché offrire il proprio consenso all'apertura di una nuova stagione costituente. Con grande determinazione perché gli avversari della democrazia, in Italia, sono potenti e cinici.
| Ritorna alla Pagina Precedente |