Carlo Pelanda
Commercianti e artigiani: chi lavora non ha difese in Parlamento.
Da "il Resto del Carlino" - 14 Novembre 1999
È bastato aprire su queste pagine una fessura nel muro del silenzio che circonda ed opprime il popolo produttivo e da questo è esploso un urlo di indignazione, angoscia e rabbia. Tra le migliaia di fax giunti in redazione, infatti, non ci cono solo quelli firmati da associazioni e singoli colpiti direttamente dall'assurdità repressiva della legge, ma anche moltissime testimonianze di solidarietà da parte di cittadini con mestiere diverso. E vogliono che si continui la denuncia degli scandali, estendendone il raggio, e che li si faccia finire. Ciò permette di fare il punto. L'opinione pubblica ha deciso che la battaglia contro la norma commercianti-vigilantes deve continuare come impegno generale e non solo settoriale perché é stato violato un interesse di tutti. Vediamone il punto successivo.
Voce del popolo produttivo. L'altro ieri mi sono piombati in casa (abito a Verona) alcuni rappresentanti dei piccoli imprenditori veneti con una cassa piena di documenti. Apriamo. Legislazione fiscale che penalizza di meno le grandi imprese e molto di più le piccole. Con il piccolo problema che le prima sono un migliaio mentre le seconde trecentomila. LO sappiamo da anni? Certo, ma la lettera di un amministratore di un'azienda di pulizie riveste di carne, ossa e nuova disperazione il dato. Me la mostrano in testa ad una pila di altre simili. Le riforme di Visco gli hanno raddoppiato i costi. Ha assunto di meno e trovato conveniente ridurre il giro d'affari.
E ciò diventa nuovamente notizia fresca perché spiega il motivo per cui ogni giorno abbiamo brutte novità sul fronte dell'economia. Un altro documento analizza in dettaglio casi reali di piccole imprese. Il carico fiscale ed altri costi burocratici costituiscono complessivamente il 72% del fatturato. Da sempre sappiamo che mancano investimenti e che tante imprese sono costrette a fare il nero. Questa analisi dettagliata mostra perché e di chi é la vera colpa. Il vecchio dato si rinnova come notizia di uno scandalo che continua. E finalmente capisco il messaggio che questi vogliono darmi affinché io lo passi su queste pagine.
Non basta denunciare l'assedio di questo governo contro il popolo produttivo con parole e scenari generali. Bisogna descrivere la realtà concretissima per fare capire l'emergenza del Paese. Convinto che non lo abbia capito, uno degli ospiti, piccolo imprenditore, mi chiede di annusarlo.
«Odore - commenta - di chi si sveglia molto presto alla mattina, non si ferma un minuto e poi va a dormire a mezzanotte. Sente quel po' di acido? E' la rabbia di sentirsi sadoliberisti e di ricevere dai sociologi di sinistra consigli di lavorare meno». Facciamo due conti e si vede che potrebbe risparmiare quattro ore al giorno e rilassarsi se non dovesse correre a fare mille adempimenti burocratici - altro che semplificazione -, stare in fila nel traffico bloccato e, grazie a meno tasse, poter guadagnare di più. Capito, è chiaro, trasmetto.Tirano fuori un'altra vagonata di leggi.
«Mi spiace - dico - di mestiere faccio e insegno scenari globali e di questa roba capisco poco». «Anche noi, non si preoccupi - mi rassicurano - ed infatti diamo un mucchio di soldi ai legali che ci traducano dal burocratese queste norme». Come se un condannato a morte - sbotta uno di loro - dovesse sentire la sentenza che lo uccide in questi termini: è fatto obbligo di mettere al collo l'oggetto definito nella legge 149 del 1902, come modificata dalla 188 del 1936, comma 7, 201 del 1960, secondo le modalità, ecc. Un condannato ha almeno il diritto di sentirsi dire con chiarezza: «Ti impicchiamo». Si ride, amaro. «Lo scriva». Volentieri, ma spiegatemi - ribatto - perché mai venite da me, dopotutto umile scribacchino, e non convocate i politici, attraverso le vostre potenti associazioni, e li scatenate in Parlamento? «Non ci ascoltano, quelli che lo fanno non combattono». Faccio fatica a crederlo. Chiamo a volo un politico dell'opposizione che vive in zona: «Cosa vuoi, siamo in minoranza - strascica - e possiamo fare ben poco. Poi, senti, adesso ci sono cose più importanti, il collegio, le elezioni. Dimmi piuttosto cosa farà la tua associazione (Il Buongoverno)». «Guarda - lo avverto - che siamo in viva voce con i rappresentanti delle categorie produttive». «Amici - rigira velocissimo il politico - incontriamoci, mobilitiamo, ci vorrebbe una bella manifestazione...». Chiudiamo senza commenti. Chiamo una della maggioranza che so persona seria: «Ma di' ai tuoi amici commercianti ed imprenditori che non rompano. Con tutto il nero che fanno dovrebbero stare zitti». Forse non ci crederete, ma ad uno dei miei ospiti, a quel punto, sono venuti i lucciconi agli occhi.Non vorrei che le lacrime concludessero anche la vicenda della norma assassina commercianti-vigilantes. L'unico modo per farla finire bene è quello di abolirla, riaprendo il caso in Parlamento. Spero che le associazioni di categoria trovino qualche parlamentare che combatta per loro e per l'interesse generale del Paese. Ma se non lo trovano, come purtroppo è lecito sospettare anche per il fatto che finora nessuno - mi scuso qualora non me ne fossi accorto - lo ha fatto, è chiaro che dobbiamo aiutarle ad incalzare i politici. Si pubblichino i nomi di quelli che lavorano nelle commissioni competenti. Li si chiami ad argomentare le loro scelte o giustificare la loro pigrizia. Se ne pubblichino le foto, con pagella. Questo il secondo punto conseguente al primo.
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