Carlo Pelanda

Lo sviluppo obbligatorio.

L'Europa non può permettersi i poveri.

Da "il Giornale" - 2 Febbraio 1999


Il problema del dominio della sinistra in Italia e nell’eurozona non è costituito solo dall’effetto contingente di soffocamento della crescita economica, ma anche dal fatto che i partiti di ispirazione statosocialista e i sindacati non sanno fare il loro mestiere. Che sarebbe quello di tutelare i deboli. In realtà il metodo statalista-assistenzialista li sta rendendo più poveri. Vivono sì, ma con un minimo insufficiente per qualsiasi sviluppo personale. E sono circa il 15% della popolazione europea continentale. Si aggiunga un altro 30% di classe media che ha peggiorato recentemente la propria condizione economica a causa della stagnazione complessiva. Il risultato è che circa metà degli europei o non partecipa per nulla alla crescita economica o non riesce a farlo pienamente. La sinistra ha dimezzato il potenziale europeo.

Questo dato devastante assume un ulteriore significato peggiorativo di fronte a una recentissima novità storica che riguarda l’evoluzione dell’economia. Ve la semplifico così: non possiamo più permetterci il "lusso" di avere metà della popolazione impoverita o, perfino, non ricca. Perché? Analizzando la nuova natura del mercato globale si nota che questo può funzionare solo se cresce continuamente, senza interruzioni. E’ una sorta di macchina che non può essere fermata in quanto un solo stop o rallentamento prolungato ne spaccherebbe la struttura facendo crollare tutto. Quindi il sistema economico planetario deve essere guidato mantenendolo in un costante sbilanciamento verso la crescita. Ciò implica che sempre più persone e più mercati nazionali devono partecipare alla creazione della ricchezza capitalistica, così alimentandola in crescendo. Un’Europa che tiene metà circa della sua popolazione in stato di semipovertà e di passività economica è un serio intoppo di rilievo mondiale per questo nuovo requisito della crescita costante. Lo è anche il fatto che settecento milioni di musulmani sono ancora espulsi dall’economia a causa del conservatorismo religioso; che ottocento milioni di cinesi non hanno ancora goduto dello sviluppo toccato ad altri quattrocento tra il 1978 e oggi e che più di cento milioni di russi restino imprigionati in un sistema pieno di mafia e privo sia di Stato che di mercato. Lo sviluppo in queste aree del pianeta sarà necessariamente lento. Per questo va accelerato al massimo l’ulteriore (ri)sviluppo in quelle già ricche in modo che facendo girare più velocemente – dove è più facile per storicità – il volano della ricchezza, il capitale fluisca prima e abbondante nelle aree emergenti e inguaiate.

Ma, appunto, se la metà degli europei sta ferma e povera, il Terzo mondo resterà alla fame e la crescita mondiale girerà di meno. Fino al punto che un eccesso di capacità produttiva nel mondo ricco, non trovando domanda nei Paesi emergenti (il 60% dell’economia mondiale) e poca in casa propria, farà flop e imploderà deprimendo per decenni tutto il pianeta. Pur detto con pennellate frettolose, mi sembra chiaro perché non possiamo più permetterci un solo povero e perfino un "non-ricco" in Europa e in America. La seconda per fortuna sta andando in questa direzione. La prima no a causa del fatto che il metodo statosocialista di tutela dei deboli li mantiene tali e ne crea di più.

Quindi dobbiamo noi liberisti rimboccarci le maniche e fare anche il mestiere che la sinistra non sa esercitare. Come? Evidentemente ci vuole uno Stato più efficacemente sociale di quello vigente nell’eurozona. Dobbiamo andare a prendere ogni giovane o adulto che è sotto standard e investire su di questo per metterlo in grado di avere un alto valore di mercato. Parallelamente dobbiamo creare le opportunità affinché la costruzione di questo valore potenziale del mercato trovi qualcuno che, adoperandolo, lo faccia fruttare. Due leve da usarsi contemporaneamente: più socialità individualizzata, più efficienza liberistica. La seconda è ovvia, la prima implica una grande invenzione politica. Il nuovo contratto sociale avrebbe la seguente natura: l’individuo ha un diritto maggiore a ottenere investimenti su di sé per la sua formazione e, se adulto, per la sopravvivenza mentre si (ri)forma, e in cambio accetta il dovere di un marcato attivismo economico rinunciando alle garanzie assistenziali "passive."

 

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