Carlo Pelanda

Cura antirecessione.

La legge Tremonti può salvarci.

Da "il Giornale" - 14 Novembre 1998


É incomprensibile, data l’emergenza economica, che il governo non voglia riattivare la legge Tremonti. Ruba parlamentari, rubi anche le idee buone. Soprattutto quando sono le uniche capaci di salvare l’economia nazionale. Solo la detassazione degli utili di impresa investiti in nuova attività è in grado di produrre un effetto immediato di crescita, restando irriformabili gli altri fattori che la deprimono. Purtroppo non possiamo aspettarci che nel 1999 e 2000 il governo, a meno che non si cambi maggioranza, riduca sostanzialmente i carichi fiscali complessivi e la rigidità del mercato del lavoro. E questo è un braccio della tenaglia recessiva che soffoca i consumi interni e i nuovi investimenti. Nella prima parte del 1999 la domanda globale resterà ancora debole e le esportazioni nazionali continueranno a soffrire. Stretta nella morsa, l’Italia è condannata alla stagnazione-recessione, cioè a una crescita del Pil tra lo 0,8% e l’1,5% nel 1999. Alla fine del prossimo anno ci sarà probabilmente la ripresa economica mondiale. Ma per intercettarla, le piccole e medie aziende italiane dovranno essere più caricate di competitività. Qui il punto. Bisogna metterle in grado adesso di investire sia per resistere meglio nella congiuntura sia per farle decollare dopo. Vediamo la cosa in concreto.

Brescia. Piccola azienda che vende bulloni nel mercato globale. Gli asiatici producono la stessa merce con la medesima qualità. Ma la riescono a vendere con prezzi minori in quanto la svalutazione delle loro monete ne dimezza i costi di produzione. Chiude l’azienda bresciana ? Neanche per sogno. L’imprenditore sta riuscendo a compensare la concorrenza per costo di produzione migliorando la logistica, cioè tutto quello che va dal costo di trasporto ai tempi di consegna. E riesce a stare sul mercato, eroicamente. Ma i margini di profitto si riducono quasi a zero. Inoltre, quando le monete asiatiche si rialzeranno la situazione non migliorerà di molto. I concorrenti avranno capito anche loro come migliorare la componente logistica. Il nostro imprenditore dovrà migliorare ancora di più. E per farlo deve investire in nuovi sistemi, adesso. Ma, con poco utile nel presente e preoccupato per le prospettive, ha bisogno di un forte incentivo per esporsi finanziariamente. E una legge Tremonti sarebbe esattamente quello che ci vuole. Invece di dare via, per dire, un miliardo di tasse, una parte di questo sarebbe reinvestito in nuovi macchinari, acquisizioni di capacità estera, nuovo personale.

Questo esempio può applicarsi alla situazione di tutti i settori italiani. Il governo conosce il problema. Ma cerca di risolverlo con un metodo sbagliato, cioè le tipiche ricette di sinistra, tipo patti sociali o misurette d’aiuto, per lo più date agli amici. Di fatto non sta creando l’ambiente favorevole per massicci reinvestimenti d’emergenza. E c’è una complicazione. Con le mie orecchie, in un seminario, ho sentito economisti di sinistra sostenere la seguente tesi. Non è necessariamente un male che la piccola e media industria dedicata a prodotti di media e bassa tecnologia abbia difficoltà. Bisogna puntare a grandi imprese che producano oggetti ad alta tecnologia dove i costi fiscali e del lavoro pesino di meno sulla concorrenzialità. Dilettantismo da brivido. Che cosa facciamo mentre aspettiamo la mitica reindustrializzazione ? Chiudiamo l’Italia che è fatta di piccole e medie imprese, fortunatamente desindacalizzate, per lo più specializzate in prodotti a tecnologia media ? L’Italia non deve mollare il suo settore intermedio, che è portante, ma permettergli di innovare i processi produttivi in modo tale da compensare lo svantaggio sul piano dei costi.

 

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