Carlo Pelanda

Come costringerli ad andarsene in fretta.

Da "il Giornale" - 29 Novembre 1997


Andiamo al punto. Questo governo è una mostruosità tecnica, politica e morale. Non possiamo tollerare che guidi l'Italia proprio in un momento tra i più critici della sua storia. E di questo penso che il popolo produttivo, l'anima del centrodestra e della Lega, sia pienamente consapevole. Qui il problema lo conosciamo. Ma è inutile che continuiamo a recitarlo solo denunciando quotidianamente le follie, gli imbrogli e le inconsistenze dell'Ulivo. Tra un po' diventeremo il popolo del lamento. Decidiamoci a risolverlo una volta per tutte. Il governo va fatto cadere, bisogna forzare Quirinale a sciogliere le Camere e indire nuove elezioni e dobbiamo trasformarci in coalizione vincente. Cerchiamo di vedere "come", riabituandoci a parlare delle soluzioni e non solo del problema.

Per prima cosa l'agenda. Nel maggio '98 ci sarà il negoziato per l'unione monetaria. Se arriviamo a quella data nelle condizioni in cui ci ha messo Prodi, o non ci entriamo, oppure dovremo subire dei diktat inaccettabili. In tutte due i casi ci saranno costi sociali pazzeschi, tali da impoverire almeno la metà degli italiani. Ed è pericolosissimo oltre che assurdo. Inoltre, l'Italia ha, tutto il diritto - e il dovere nei confronti dei suoi cittadini - di portare sul tavolo europeo anche il proprio punto di vista, affinchè‚ le regole del nuovo sistema non costituiscano un danno permanente alla nazione. E per avere forza negoziale è necessario essere credibili. Prodi e l'Ulivo non lo sono e si troveranno costretti a svendere il nostro interesse nazionale in cambio della cooptazione. Per arrivare con un governo consistente, forte e capace a questo appuntamento storico, dobbiamo tentare di ottenere le elezioni prima possibile, direi entro il febbraio '98.

I punti cruciali sono due. La coalizione vincente, e il come forzare le elezioni. Si tratta di ripartire dall'esperienza del'1994. Il nodo è l'alleanza tra Polo e Lega. Per ottenerla e consolidarla, in modo tale che non si spacchi al primo vento, devono essere definiti preliminarmente degli obiettivi precisissimi su cui tutte le parti si impegnano. Il più delicato tra questi riguarda una forma di Stato che risponda alla cultura politica sia di Alleanza nazionale sia della Lega. A me la soluzione sembra semplice se si toglie di mezzo il politichese.

Partiamo dalla realtà. L'Italia ha bisogno di maggiore autonomia nei suoi territori perchè‚ questo è un requisito della modernità competitiva. La formula che funziona è quella di un sistema federale mantenuto unito per le questioni più di fondo da un sistema presidenziale. Unità nazionale e autogoverno dei luoghi sono perfettamente compatibili. Si pensi alla Svizzera o agli Stati Uniti. Che problema c'è a fare così? Nessuno, a parte mettersi d'accordo sulla struttura fiscale ridistribuita del Paese. Federalismo, senza autonomia fiscale reale dei luoghi, non vuol dire niente. Ma, in effetti, questa riforma rischierebbe di ridurre la quantità di denari che, prodotta al Nord, viene ridistribuita al Sud proprio grazie a un sistema centralizzato. E' un problema reale ed è comprensibile che An lo senta in quanto ha base elettorale preponderante nel meridione. Ma, diavolo, ci sono mille soluzioni tecniche a questo problema. Non perdiamoci in un bicchiere d'acqua. Il punto è solo politico. Alleanza nazionale e Lega hanno la responsabilità storica di riunire il Paese dandogli l'unità nella diversità e opportunità di ricchezza per tutti. Se i leader di queste due compagini politiche avranno la lucidità di mettersi d'accordo su questo punto, cari lettori, allora è fatta. Sia la nuova Italia sia la maggioranza che può governarla bene.

Resta il problema di ottenere le elezioni. Le forze di Polo e Lega in Parlamento sono minoritarie. Significa che lì dentro non possono oggettivamente fame molto. Allora non resta altro che generare una mobilitazione di massa che costringa il Quirinale a mollare le elezioni. Come si fa? I requisiti tattici sono due: niente violenza, ma necessità di bloccare il Paese. Senza il blocco non ci sarà la pressione sufficiente per rendere le elezioni inevitabili. Ora si tratta di mettersi a pianificare velocemente le operazioni dette. Nell'altra sala, intanto, dovrebbe prepararsi la compagine di governo. E deve organizzarsi ben in anticipo perchè‚ gestire il Paese dovendo rimontare un ritardo enorme sia su1 piano del negoziato europeo che su quella delle riforme competitive dell'economia è di una difficoltà enorme.

Non vorrei che proprio la grande difficoltà di svolgere un'azione di governo nello scenario attuale disincentivi i partiti, del popolo produttivo a rinunciare all'ambizione e responsabilità di forzare la situazione e guidarla. Ho dei sospetti. Ed è per questo che scrivo queste cose incitanti a premessa del punto tecnico più importante: esistono le soluzioni tecniche per rifondare il Paese in tempo utile sia per migliorare la situazione negoziale in Europa sia per ripristinare la crescita. Inoltre molti uomini del centrodestra lo sanno fare e bene. Ditemi voi, allora, perch‚ mai non dovremmo mobilitare e spazzare via questi politici statalisti, tra l'altro minoritari nella società, nel momento in cui è fuori di dubbio che stanno affondando il Paese? Problema rosso, risposta blu.

 

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