Carlo Pelanda
Ma pochi mesi bastano per buttar giù i birilli rossi.
Da "il Giornale" - 1° Aprile 1997
Determinazione e ottimismo, lettori. E' vero che se questo governo va avanti così, con manovre come quella di questi giorni, entro due anni ci sarà una crisi esplosiva sia economica sia civile. Tuttavia gli attuali governo e maggioranza sono tecnicamente e politicamente morti, travolti dalla loro totale incompetenza (che ha dell'incredibile in un Paese occidentale). Basta un soffio, volendo, per buttarli giù. Sono come birilli la cui base si restringe progressivamente. Soffocando la crescita economica e non sapendo riformare nulla, questo governo non ha più la coesione della maggioranza che lo sostiene. Può fare solo più tasse, ma ciò servirebbe solo ad accellerare la crisi. D'ora in poi il destino del governo è materia di scelta dell'opposizione e non più della maggioranza.
A questo punto dobbiamo chiederci - liberisti, cattolici liberali, nazional-liberali e anticomunisti in generale - se siamo pronti a governare l'Italia pilotandola in una transizione oggettivamente difficile. Infatti chi andrà a governare dopo questi "zombie" non potrà usare metodi "normali", ma dovrà per forza attuare mutamenti strutturali di enorme portata. Non si tratta solo di un problema di politica sostitutiva da gestire con ricombinazioni tra partiti. C'è da cambiare la sostanza e la forma dell'intero Stato. Più precisamente, si deve passare dallo "Stato sociale" allo "Stato della crescita". E per farlo bisogna: a) formulare un progetto chiaro e consistente del nuovo Stato sia in termini di "modello di arrivo" sia di "strategia di transizione"; b) utilizzare la forza tecnica del progetto per costruire una nuova, e molto solida, architettura politica di maggioranza potenziale; c) quando si sarà pronti, attuare la sostituzione e avviare la transizione.
Ma tali modelli e strategia al momento non ci sono. I tempi ? Possiamo calcolare, in teoria, che per disegnare il modello di arrivo e alcune tappe critiche di transizione bastino alcuni mesi. I singoli pezzi della teoria dello "Stato della crescita" esistono già da tempo come conoscenza acquisite. Si tratta di metterle insieme arminizzandole e avndo l'intelligenza di lasciare lo schema aperto all'evoluzione della realtà fattuale.
Molto più difficile è disegnare la strategia di transizione. Avrà, per forza di cose, la forma di una liberalizzazione a "big bang" di cui bisognerà rendere più morbido possibile l'impatto sociale. Ciò significa considerare l'uso contemporaneo - al millimetro - di diverse leve di governo, tarare lo scenario interno sui movimenti di quello internazionale, individuare i nodi di consenso/dissenso e - soprattutto - definire quanto costerà superarli in modo non eccessivamente conflittuale. Il tutto è molto complicato, ma fattibile, ricorrendo alle competenze già esistenti nel Paese. Alla fine del 1997 è, sulla carta, possibile avere il progetto tecnico se si comincia a lavorare adesso. Servono poi almeno tre mesi per calirare gli aspetti tecnici con quelli di consenso e più squisitamente politici. Questi ultimi sono fondamentali. Mai un progetto cartaceo, ovviamente, potrà determinare di per sé il proprio buon esito. Il successo di unbuon progetto dipende dalla grande qualità dei leader politici che lo adottano e lo aggiustano in base ai requisiti contingenti di consenso e fattibilità. La parte "tecnocratica", pur cruciale, è solo una piattaforma di lancio, ma non il missile.
In circa un anno, quindi, l'attuale opposizione deve anche e soprattutto decidere quali leader entro quale architettura politica avranno o assumeranno le caratteristiche per generare il consenso sufficiente per dar vita allo "Stato della crescita". Vi posso solo dire che nei tempi detti si può fare. Che qualcuno voglia farlo e che le condizioni politiche nel centrodestra lo permettano, francamente non so dirvelo. Ma so che se entro due anni non si avvia la transizione verso il nuovo Stato, chiunque governerà potrà farlo solo con il metodo di impoverire di più la gente. E ciò perché la deindustrializzazione avrà raggiunto un punto tale che per invertirla bisognerà scassare tutto, con costi sociali spaventosi, o finanziarla con denaro finto: la bancarotta finale per inflazione. Abbiamo ormai solo poco tempo per poter usare la ricchezza residua del Paese così da finanziare una liberalizzazione "morbida" e avere senza troppi sconquassi il nuovo Stato nel giro di 5-10 anni.
L'opposizione sta tenendo in piedi un governo morto anche perchè é rimasta sorpresa dall'incapacità dell'esecutivo. Tutti si aspettavano sì una certa inconsistenza, ma nessuno era preparato a una tale esibizione di inefficacia. L'implosione dell'Ulivo è stata così grande che nemmeno l'opposizione di "governo di salute pubblica" pare più possibile. Poniamo, infatti, che la sinistra senza Rifondazione dia vita a un governo d'emergenza sostenuto dal centrodestra. La sinistra, comunque, non saprebbe governare e le riforme non arriverebbero né in tempi né in forme utili. Leader e uomini del Pds, in particolare, sono troppi lontani dalla realtà e dalla competenza minima perfino per potersi accordare su politiche di emergenza nazionale o "bipartisan". Per questo gli attuali governo e maggioranza vanno sostituiti da una opposizione che riesca a riqualificare la propria offerta politica nel più breve tempo possibile. Occhio dritto, il tempo giusto per prendere la mira, mano ferma: faremo centro contro i birilli rossi.
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