Nicola Matteucci

Se un liberale sta con la Chiesa.

Da "il Giornale" -  5 Marzo 1999


La fecondazione artificiale e la parità scolastica stanno riaprendo nella sinistra un dissenso tra cattolici e laicisti, ma esso viene affrontato in modo culturalmente arretrato. Del conflitto tra Stato e Chiesa se ne può parlare solo riferendoci all’età dell’assolutismo e, per quanto riguarda la Francia, anche dopo la rivoluzione democratica, dato che lo Stato dichiarò guerra alle istituzioni ecclesiastiche in quanto simbolo dell’Antico regime.

Ma oggi in Italia parlare di uno Stato sovrano laico è parlare soltanto di un’astrazione che non esiste. Questo concetto, infatti, non viene espresso nella nostra Costituzione. Basta rileggersi l’importantissimo articolo I, voluto contro i giuristi della vecchia scuola, che ragionavano ancora in termini di Stato. Esso detta: "La sovranità appartiene al popolo", ma, non volendo cadere in un’interpretazione giacobina, il popolo non è visto come un soggetto primario e distinto. Infatti il popolo esercita la sua sovranità "nelle forme e nei limiti della Costituzione". I veri soggetti sono – oltre al Parlamento – i partiti politici; e solo il sistema proporzionale può rappresentare la totalità del popolo sovrano.

Anche la Chiesa ha fatto notevoli passi in questa direzione, rivalutando la realtà dei fedeli, cioè il popolo di Dio. Pertanto il conflitto è fra i cittadini credenti e i cittadini laicisti; e – da questo punto di vista – per me il Concordato è una realtà superata, perché si appella a due estrazioni distinte, che poi in realtà non lo sono. La povertà del dibattito è dovuta anche o soprattutto al fatto che sia i cattolici che i laicisti si sono dimenticati dell’esistenza dei liberali, che in Italia sono certamente pochi, ma che rappresentano una cultura che è egemone in Europa e in America. Noi continuiamo a vivere prigionieri dei ricordi e delle parole del passato.

Il vero liberale, che non è un laicista, favorisce tutte quelle soluzioni capaci di aumentare la libertà del cittadino, offrendo maggiori possibilità di scelta e rendendolo responsabile delle sue decisioni. Con questo spirito ha affrontato due conflitti che hanno diviso il Paese nel passato: il divorzio e l’aborto. Sono stati proclamati dai laicisti come diritto dell’individuo, ma il vero liberale sa che i propri diritti trovano un limite nei diritti degli altri e ama calcolare le conseguenze sul piano sociale delle proprie azioni.

Il divorzio è ormai una realtà in tutto il mondo occidentale, ed è una scelta che i non credenti devono avere la possibilità di praticare. Ma bisognerebbe leggersi e far conoscere alla gente alcune indagini sociologiche americane, le quali mostrano come i figli dei divorziati incontrino gravi difficoltà nel loro sviluppo e nel loro inserimento nella società. L’aborto non dev’essere inteso come un diritto, ma come una dolorosa scelta in caso di necessità. I laicisti irridono la Chiesa quando parla di diritti dell’embrione, senza sapere che questo concetto esisteva già nel diritto romano, e proteggeva i diritti del nascituro. Ma assai più grave è il problema della fecondazione artificiale. Scienziati responsabili hanno mostrato che esiste una vera bomba biologica dovuta alle manipolazioni tecnologiche. I laicisti insorgono in nome della libertà della scienza: mi sembra di essere tornati al culto della Dea Ragione di Robespierre. Non capisco tanta indifferenza sull’esistenza di allevamenti di embrioni a disposizione degli scienziati.

Per tutte queste ragioni il liberale non può non consentire con il Papa Giovanni Paolo II nella sua continua difesa della famiglia, che oggi attraversa una crisi gravissima. Consentire anche se è mosso da altre motivazioni. Nella lenta evoluzione culturale dell’uomo, per cui è uscito dallo stato animale, la prima istituzione che si è dato è stata la famiglia, istituzione che ha retto attraverso i secoli nonostante i profondi cambiamenti che si sono dati. Essa pertanto è ancora considerata la cellula della società. La famiglia ha dominato gli istinti naturali, che sono soltanto distruttivi. Oggi le mode vorrebbero una società dove gli istinti naturali siano totalmente liberati.

 

Torna alla pagina precedente

Ritorna alla Pagina Precedente
Pagina principale Pagina Principale