Nicola Matteucci
L'opposizione sulla riva del fiume.
Da "il Giornale" - 8 Gennaio 1999
Questarticolo è quasi una lettera aperta agli amici del Polo per le libertà che vogliono costruire una corrente liberale, e quasi ogni giorno si lamentano per lapatia o la passività dellonorevole Berlusconi nel condurre una dura e ferma opposizione al governo. Tra questi amici includo anche i due o tre che sono usciti per approdare in altre formazioni, commettendo - a mio avviso - un grave errore politico. In questa quasi lettera aperta cerco di fare una semplice analisi della situazione.
Formare correnti ( o fazioni) è pericoloso: si rischia di dimenticare che il vero avversario è fuori e non dentro il proprio raggruppamento: tutta la storia della vecchia Democrazia cristiana è intessuta di queste nascoste e innaturali alleanze, mentre una disciplina di partito di stile inglese giova a una sana vita democratica. In secondo luogo bisogna riconoscere che lo spazio per una vera opposizione è assai ristretto: c'è una conventio ad excludendum per il Polo per le libertà ormai dominante. Bisogna emarginare il Polo per le libertà, salvo poi chiedere il suo soccorso nelle questioni di politica estera, dove le forze governative sono divise.
La vera vita parlamentare langue. Il governo risponde raramente e spesso in modo risibile a interrogazioni e interpellanze; nelle commissioni parlamentari raramente si discute perchè tutto è già stato deciso nei partiti di governo; anche su questioni di primaria importanza le leggi sono delgate al governo e i veri dibattiti in parlamento sono rarissimi e tutti recitati. In fondo aveva ragione Romano prodi quando affermava che il Polo per le libertà non esistee su questa convinzione si muove anche il presidente della Repubblica. Questo è lo stile del regime, che ama cancellare una parte della realtà.
Che fare allora? Un'opposizione permanete, una lotta continua al governo? Motivi ce ne sono ogni giorno per le tante sciocchezze e sciocchezzuole che compiono molti ministri, che ormai agiscono in piena libertà. Ma questa lotta permanente al malgoverno troveràscarsa eco nei mass media controllati o docili al regime e verrà presto bollata come moralismo. Quasi che la grande politica non si debba nutrire di valori morali forti, come abbiamo visto in un lontano passato, quello dell'era degasperiana.
I veri problemi sul tappeto sono tre: la nuova legge elettorale collegata all'ammissione o anche alla non ammissione dalla parte della Corte costituzionale del referendum, l'elezione del presidente della Repubblica e le elezioni europee. Che fa nel frattempo Berlusconi? Non si muove affermando di non volere scendere nel teatrino della politica. I «pupi» di questo teatrino sono, e li indico in ordine alfabetico: D'Alema, Di Pietro, Marini, Mastella, Prodi, Veltroni, per non dimenticare i due burattinai Cossiga e Scalfaro. Tutti hanno posizioni chiare e sfumate, ma sempre diverse. E, a guardare sino in fondo, questo è un dramma della vecchia Dc, che, ormai al lumicino, è ancora divisa fra una sinistra filocomunista e una destra che cerca di conservare qualcosa della vecchia eredità degasperiana, almeno il suo deciso occidentalismo. Che deve fare l'onorevole Berlusconi ? Fare il «pupo» tra i pupi o aspettare lo scoppiare dei conflitti all'interno di questa eterogenea coalizione? Meglio saper aspettare sulla riva del fiume l'arrivo dei cadaveri.
L'onorevole Berlusconi sarà, forse, un cattivo tattico, ma come stratega ha fatto tre scelte che hanno cambiato radicalmente il panorama politico italiano. In ordine di tempo c'è la discesa sul campo elettorale con la coalizione dal nome il Polo per le libertà. Nessuno pensava che avrebbe ottenuto la maggioranza. La seconda è stata quella di salvare l'Ulivo nella politica estera, cioè nella spedizione in Albania: cadeva così, sul piano interno come su quello internazionale, la conventio ad excludendum, anche se per pigrizia o poca fantasia la sinistra la vuole mantenere in piedi. la terza è l'entrata di Forza Italia nel partito popolare europeo: questo ha messo in crisi o reso evanescente l'Ulivo, che - a seconda delle versioni - è uno, nessuno, centomila. Intanto i «pupi» si stanno quotidianamente agitando.
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