Nicola Matteucci

Garantismo e giustizia

Il vero liberalismo non usa ghigliottine

Da "il Giornale" -  11 Settembre 1998


Oggi tutti o quasi tutti si definiscono liberali. Ma, in materia di giustizia, vediamo contrapporsi duramente due concezioni opposte: i giornali le definiscono con le parole garantista e giustizialista. Per vedere chi sono i veri liberali bisogna procedere a un esame storico-concettuale.

Il liberalismo è antico e le sue prime battaglie furono combattute proprio sul problema della giustizia: si può partire dalla Magna charta libertatum del 1215, che nei secoli ebbe continue conferme per concludersi nell’Habeas corpus del 1679. Tutte avevano uno stesso fine: garantire gli individui dagli arresti arbitrari, assicurare loro un processo secondo il diritto vigente da parte di giudici che fossero autonomi dal potere politico. Quando si parlava di giudici a quei tempi - per fortuna - si parlava soltanto della magistratura giudicante; non esisteva una magistratura inquirente, il cui compito era affidato agli avvocati del re o, in termini moderni, alla polizia. Così i tribunali erano un limite al potere politico.

Non si può capire sino in fondo questa lotta se non guardiamo alla cultura di quei tempi, che ha chiare origini medioevali: il giudice era un ministro di Dio nella misura in cui era servo del diritto, ma se agiva in modo arbitrario e discrezionale, diventava ministro del diavolo. Oggi diremmo che in questi si palesava il volto demoniaco del potere. Ma potere e diritto venivano sempre visti nella loro radicale antitesi, perché non c’è diritto dove c’è il primato della voluntas. Il giudice doveva essere autonomo dal potere politico ma anche da se stesso, cioè dalle proprie passioni e non sentire il fascino discreto del potere.

Così si crearono fra il Sette e l’Ottocento grandi costruzioni giuridiche che ebbero nomi diversi: rule of law in Inghilterra, garantismo in Francia, rechtsstaat in Germania, Stato di diritto in Italia. Oggi, dopo la Costituzione del 1947, preferirei parlare di stato costituzionale dei diritti. Ma questa secolare costruzione giuridica, che aveva come baricentro la difesa dei diritti dell’uomo, venne radicalmente sconvolta dall’avvento dei totalitarismi e in specie da quello sovietico e da quello nazista. Pochi hanno dimostrato la somiglianza dei nuovi principi giuridici: la scomparsa della difesa dei diritti dell’individuo, l’affermarsi dell’assoluto potere dei procuratori della Repubblica, cioè della magistratura inquirente, perché essa era l’interprete della volontà politica del popolo. I fini politici devono piegare il diritto, il primato resta alla voluntas, cioè al potere. Alcuni parlarono di Stato di giustizia, definizione che non mi convince sino in fondo, perché il termine giustizia non è concettualmente chiaro. Anche il giudice medioevale voleva dare un’equa e retta giustizia.

Ma veniamo ai nostri (arroganti) liberali giustizialisti. Per capire le fonti della loro cultura bisognerebbe rileggersi gli atti di Magistratura democratica dove è evidente l’influsso delle tesi giuridiche sovietiche: basti pensare alla non separazione della magistratura inquirente da quella giudicante. Vogliamo indicare una fonte più nostrana: Piero Gobetti. Piero Gobetti è torinese, la città di Violante e di Castelli. Norberto Bobbio torinese ha fatto di Piero Gobetti il simbolo del vero liberalismo italiano e la Stampa si adegua a questo clima. Piero Gobetti ha scritto un articolo dal titolo "Elogio della ghigliottina".

La ghigliottina non è soltanto uno strumento con cui infliggere la pena di morte; essa è un simbolo per realizzare la giustizia rivoluzionaria. Presuppone la legge sui sospetti e il sospetto è a discrezione dell’accusa: naturalmente esso è sempre un nemico politico. La ghigliottina è anche una forma di giustizia spettacolo, le famose tricoteuses assiepate intorno alla ghigliottina oggi sono sostituite dalle televisioni e dai giornali allineati. Ai procuratori non interessa la vera sentenza, interessa solo che l’avviso di reato crei il clima della colpevolezza. Ma mi domando quante persone hanno spiritualmente ghigliottinato i nostri procuratori d’assalto e tanti giornalisti poco colti e di scarsi principi.

Spetta al lettore di scegliere qual è il vero liberalismo.

 

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