Nicola Matteucci

Idee per un partito neoconservatore.

Da "il Giornale" - 30 Dicembre 1997


Devo confessare che gli attuali dibattiti sulla cultura di destra e sulla cultura di sinistra mi annoiano, meglio mi infastidiscono, perché li ritengo fuorvianti. Destra e Sinistra hanno un mero significato: essi descrivono la collocazione nell'aula parlamentare di un senatore odi un deputato. La Destra e la Sinistra sono, così, mere astrazione; in sé non esistono e tanto meno hanno una cultura, che è fatta di concetti pensati. L’individualismo metodologico ci ha insegnato che reali sono soltanto i singoli individui in relazioni (anche associative) con gli altri.

Se guardiamo all'oggi, al nostro Parlamento, potremmo subito dire che il Polo per le libertà (la Destra) e l'Ulivo (la Sinistra) non hanno una loro propria omogenea cultura. Facciamo due esempi. Innanzitutto la grave crisi dello Stato di diritto. Ebbene, il più forte difensore dello Stato di diritto è Emanuele Macaluso, un autorevole esponente della Sinistra, che segue i fatti di Palermo con una documentazione precisa e minuziosa, pari - se non supenore - a quella di Giuliano Ferrara su il Foglio. Ebbene loro, assieme a tanti altri di Destra e di Sinistra, combattono la stessa battaglia, che è una battaglia sui principi. L’altro grave problema è quello economico. Quando l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi presentò il suo programma ebbe la (tariva) approvazione di Paolo Sylos Labini, che - come è noto - non ama certo il Cavaliere. Ma la maggior parte degli appartenenti alla corporazione scientifica degli economisti ragiona nella stessa maniera, ragionano cioè da economisti. Si è però visto che né l'Ulivo, né il Polo si sono dimostrati compatti su queste posizioni, per il prevalere di persone senza cultura che difendono piccoli interessi o radicati umori.

Quando parliamo di cultura è opportuno riferirsi alle idee pensate, ai concetti forti e non alla cultura imparaticcia tanto diffusa fra i politici e i mass media. Alle etichette fuorvianti di Destra e di Sinistra preferisco esaminare quali siano le idee all'altezza dei nostri tempi. Sono le idee aperte ai problemi del futuro e che abbiano una capacità di incidere su un mondo in rapida trasformazione. Dobbiamo affrontare due grandi trasformazioni epocali: il crollo del totalitarismo comunista, che pure ha lasciato in Europa troppi residui della presunzione fatale socialista. Dall’altro lato c'è il processo di secolarizzazione della società, un fenomeno più antico, che il totalitarismo ha accelerato e ora ispira la società del benessere, perché essa ha altri fondamenti.

Per guardare al futuro in modo costruttivo dobbiamo evitare tre errori. Primo: persa la fede in una ragione assoluta, che ci ha portato alla catastrofe, spesso si sceglie la scorciatoia dell'irrazionalismo, e sono irrazionalistiche tutte le posizioni fideistiche. Esiste anche un razionalismo critico che ammette la confutazione, in base all'esperienza, delle proprie congetture. Secondo: ma del razionalismo dogmatico ci è rimasta la mentalità antistolica. Si pensa di costruire il futuro dimenticando o facendo tabula rasa del passato, mentre ogni innovazione deve avere in esso le sue radici.

É rimasta così una mentalità costruttivistica: pensiamo alle continue riforme dei nostri ordinamenti scolastici dalle elementari all'università, dimenticando non solo i valori del passato, ma anche la cultura di chi dovrebbe attuarle. Si ama solo il "novitismo". Terzo: con il Sessantotto si è imposta una nuova morale, quella della "gioia di vivere". É una reincarnazione del decadentismo con il suo sensualismo. Esso mina sempre più istituzioni che sono alla base dello sviluppo dell'umanità, come la famiglia, e concede a molti scienziati il sogno di poter liberare la razza umana dal peso paralizzante del bene e del male e dei concetti perversi di giusto e sbagliato. Concetti che sono a fondamento dell'ordine politico.

Taluno potrà bollare questa mia proposta come neoconservatrice, ma fuori di essa non c'è che la noiosa ripetizione di vecchi discorsi o il ritornare nel sogno dell'utopia.

 

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