Antonio Martino
Quando gli euroscettici venivano demonizzati
Da "il Resto del Carlino" - Giovedì 31 Agosto 2000
Il direttivo della Banca centrale europea nella riunione di fine agosto si trova a dover affrontare una serie di problemi: l'euro è nuovamente debolissimo specie nei confronti del dollaro, il tasso misurato di inflazione viene considerato prossimo al livello di guardia, il prezzo del petrolio si mantiene molto elevato e i capitali continuano a preferire l'impiego fuori dall'Europa dell'euro. Non è necessario essere economisti per rendersi conto delle difficoltà con cui si deve misurare la Bce, questo potentissimo organismo che risponde solo a Dio del suo operato.
Il giudizio dei commentatori è unanime: l'autorità monetaria europea sarà costretta ad aumentare nuovamente i tassi di interesse. La diversità di opinioni è limitata alla misura dell'aumento, se sarà più o meno consistente, ma non riguarda la eventualità della decisione. Se, come tutti dicono, il tasso verrà aumentato, avremo la magra consolazione di vedere confermata una previsione ripetutamente ribadita su queste colonne, ma per il resto ci sarà assai poco da ridere, per una serie di ragioni.
La principale riguarda i nostri conti pubblici: come abbiamo detto in precedenti articoli, l'aumento dei tassi d'interesse metterà a nudo la precarietà del "risanamento" finanziario realizzato negli ultimi anni. La riduzione del disavanzo annuo, infatti, è stata il risultato della diminuzione internazionale dei tassi di interesse. Se questi ora tornano a salire, l'aumento della spesa per interessi sul nostro gigantesco debito pubblico costituirà un problema gravissimo.
D'altro canto, l'aumento dei tassi difficilmente arresterà la fuga di capitali dall'area dell'euro, che non è dovuta tanto alla maggiore redditività dell'impiego negli Stati Uniti, quanto alla scarsa fiducia che le politiche economiche degli 11 riescono ad ispirare.
La rigidità dei mercati, specie del lavoro, la fiscalità ancora eccessiva (come riconosciuto dagli stessi paesi interessati che, in misura diversa, hanno messo in cantiere politiche di sgravi), ed un atteggiamento ancora largamente ostile alla intrapresa economica privata, scoraggiano gli investitori che per queste ragioni preferiscono impiegare i loro risparmi altrove. Abbiamo così il paradosso che l'Europa della moneta comune non solo non riesce ad occupare per intero la sua forza lavoro - la disoccupazione negli undici paesi aderenti alla moneta comune, anche se diminuita, resta altissima (di poco inferiore al 10%) - ma spinge anche i suoi capitali a cercare impiego in altri paesi.
L'aumento dei tassi non curerà l'inflazione, il cui livello peraltro non giustifica le preoccupazioni, non ridurrà il prezzo del petrolio e, soprattutto, è dubbio che possa essere efficace per ciò che riguarda il problema dei problemi, quello che sta alla base di tutto il resto: la scarsa fiducia dei mercati nei confronti dell'euro.
Questa moneta, ancora virtuale, avrebbe dovuto fin dall'inizio apprezzarsi considerevolmente nei confronti della moneta americana perché la sua creazione avrebbe dovuto comportare una sensibile riduzione della domanda internazionale di dollari. Per questo era considerata facile previsione, quasi unanimemente condivisa, che l'euro sarebbe stato "forte", che sarebbe passato dal valore di 1,18 dollari del 5 gennaio 1999 agli 89 centesimi di questi giorni, ha cioè perso circa un quarto del suo valore. Né la svalutazione ha riguardato solo il cambio col dollaro, essendosi manifestata anche nei confronti di molte altre monete.
Stando così le cose, è possibile che la debolezza dell'euro sia, come da tempo vado ripetendo, conseguenza non di fattori occasionali ma dei difetti dell'intera costruzione. In questo caso, il tentativo di risollevare le sorti della moneta europea aumentando i tassi difficilmente avrà successo e, in compenso, comprometterà la peraltro debole ripresa in atto e creerà una serie di altri gravi problemi. Non sarebbe stato meglio discutere le argomentate critiche rivolte al progetto dell'euro anziché demonizzare chi le muoveva?
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