Antonio Martino
Il conflitto d'interesse è più facile dietro le quinte che sotto i riflettori
Da "il Resto del Carlino" - 10 Agosto 2000
Un detto tedesco recita: "Un professore universitario è uno che la pensa in modo diverso". Ho sempre considerato questo uno dei pochi privilegi della mia, peraltro malpagata, professione ed intendo avvalermene. Sosterrò una tesi sul conflitto che non piacerà, temo, non solo all'on. Veltroni, al professor Giovanni Stranamore e a molti esponenti di sinistra, ma persino a un gran numero di benpensanti, di tutti i partiti.
E' opinione diffusa che sia necessaria una legge che disciplini il conflitto di interessi fra Berlusconi proprietario di un "impero economico" e Berlusconi possibile prossimo presidente del Consiglio, onde evitare che egli faccia uso del potere alla sua carica governativa per avvantaggiare i suoi interessi economici.
La tesi è talmente plausibile da essere accettata persino dal centro - destra. Infatti, fu proprio Forza Italia a presentare un progetto di legge che venne approvato, all'unanimità, dalla Camera, finendo poi insabbiato al Senato, dove giace non discusso da oltre due anni. Sorvolo sul fatto che le sinistre, al potere da cinque anni, non hanno titolo per lamentare la mancata regolamentazione, avendone impedito il varo al Senato, dopo averla votata alla Camera. Mi sembra superfluo, infatti, insistere sul carattere strumentale della loro scandalizzata quanto tardiva richiesta di regolamentazione: se è così urgente perché non hanno fatto nulla prima, ed hanno anzi impedito che venisse approvata la legge da loro votata alla Camera? No, la mia posizione è più radicale.
Il fatto è che in un Paese democratico quale l'Italia, malgrado tutti i noti limiti, senza dubbio l'attività del governo è sottoposta al vaglio del Parlamento, specie dell'opposizione, del presidente della Repubblica, della magistratura, degli organi di informazione e, soprattutto, dell'opinione pubblica. Tutti questi soggetti mettono in essere un controllo costante sugli atti del governo ed è a questa loro attività che noi affidiamo la tutela delle nostre libertà. Siamo democratici perché convinti che quell'attività di controllo, tipica di una democrazia, ci tuteli nei confronti dell'abuso del potere politico.
Per questa ragione la possibilità che il presidente del Consiglio abusi del suo potere per vantaggio personale è molto meno credibile della possibilità che persone che non hanno la visibilità connessa a quella carica facciano altrettanto. Il senatore Gianni Agnelli non è mai stato capo del Governo, ma sarebbe difficile negare che la Fiat abbia ottenuto "favori" di varia natura dai governi che si sono succeduti nell'ultimo mezzo secolo. Chi vuole lucrare "rendite politiche", in altri termini, può farlo molto meglio se sta dietro le quinte, anziché al centro della scena, sotto la luce dei riflettori.
Non basta. Il fatto è che se non dovessimo davvero eliminare per legge tutte le possibili occasioni di conflitto di interessi, cadremmo in una situazione fortemente paradossale. Dovremmo vietare ad un professore universitario di fare il ministro dell'Università, ad un medico il ministro della Sanità, ad un tributarista il ministro delle Finanze, e così via. Tutte queste persone, infatti, potrebbero fare uso del loro temporaneo potere di governo per elagire favori alle categorie da cui provengono, curando così un loro interesse personale. La politica sarebbe in mano degli incompetenti, di chi, non sapendo fare nulla, non ha interessi privati che possono confliggere con la propria carica politica. Questi ultimi, tuttavia, per le ragioni più svariate, come ampiamente confermato dall'esperienza, potrebbero far uso del potere loro conferito per avvantaggiare "amici", sostenitori e benefattori, un classico ed ampiamente dimostrato esempio di conflitto di interessi.
Voglio dire che la regolamentazione costituisce condizione né necessaria né sufficiente per scongiurare l'uso "privato" del potere politico. Per chi occupa una posizione politica preminente, bastano gli innumerevoli controlli tipici di una democrazia cui accennavo prima. Per gli altri, per chi opera dietro le quinte della politica e si avvale della sua influenza sui politici per fare affari a spese della collettività, nessuna legge sarà mai sufficiente. L'unico rimedio efficace contro la possibilità di usare la politica per fare affari è il divorzio della politica dall'economia. Un potere politico esteso, illimitato, assoluto, infatti, conferma inesorabilmente la saggezza di Lord Acton: "Il potere corrompe sempre: il potere assoluto corrompe in modo assoluto".
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