Antonio Martino
Liquidazioni, riforma con truffa.
Da "il Resto del Carlino" - 8 Febbraio 2000
«Mi rendo conto che il testo presentato è poco chiaro: ma è così
per rimettere a una discussione futura scelte non ancora definite». A fare questa
dichiarazione è stato il ministro del Tesoro Giuliano Amato a proposito del disegno di
legge-delega sulla riforma del trattamento di fine rapporto (tfr) varato venerdì scorso
dal governo. Dal momento che, in questa come in altre materie, il diavolo si nasconde nei
dettagli, che non sono stati ancora definiti, limitiamoci a poche considerazioni di
carattere generale.
Che sia urgente e non rinviabile una riforma delle pensioni pubbliche è evidente a
chiunque, tranne che a questo governo. Questo non solo perché lattuale sistema non
è solvibile, non solo perché espropria gli interessati della proprietà di quanto hanno
versato e, quindi, della fondamentale libertà di decidere quando andare in pensione, ma
soprattutto perché costituisce un pessimo affare. I sistemi pubblici a ripartizione come
il nostro, infatti, garantiscono ovunque rendimenti miseri: a parità di contributi la
pensione che se ne ricava è molto minore.
Per esempio, fino al 1983 negli Stati Uniti era possibile per alcune categorie di
lavoratori statali uscire dal sistema pensionistico pubblico (Social Security) ed optare
per un fondo pensione privato.
Uno studio relativo a circa un milione di lavoratori che hanno esercitato quella opzione
mostra come i lavoratori che hanno optato per il sistema privato godono di pensioni da tre
a sette volte maggiori di quelle dei pensionati della Social Security.
Se avessimo una pluralità di fondi pensione privati in concorrenza fra loro, impiegare i
nostri risparmi previdenziali in questi fondi ci assicurerebbe pensioni molto maggiori di
quelle «garantite» dallInps, la proprietà di quanto versato resterebbe nostra, e
potremmo decidere liberamente quando andare in pensione. Inoltre, il sistema sarebbe
solvibile e lItalia avrebbe finalmente un mercato finanziario degno di questo nome.
Il provvedimento fumoso adottato dal governo non va affatto in questa direzione, ma
«nazionalizza» (come ha sottolineato Giuliano Cazzola) il tfr futuro (ben 25 mila
miliardi allanno per i lavoratori privati e 8-10 mila per quelli pubblici),
trasferendolo allo Stato.
Ciò danneggerà gravemente le imprese, privandole di somme che finora sono servite a
finanziarne gli investimenti, senza avvantaggiare i lavoratori. Questi ultimi, infatti,
potranno scegliere solo fra la padella rappresentata dai fondi chiusi di categoria,
gestiti dai boss sindacali, e la brace costituita dal lasciarli in mano allo Stato.
Ma, in assenza di una modifica del trattamento fiscale dei fondi pensione veri, questi
ultimi continueranno a non decollare, il sistema pubblico a rischiare linsolvenza,
ed i lavoratori ad essere costretti ad impiegare i propri risparmi a rendimenti irrisori e
senza che sia riconosciuta la loro proprietà su quelle somme. Siamo cioè in presenza di
unennesima truffa: si tenta di spacciare per riforma aperta al mercato
unoperazione che avvantaggia soltanto lerario ed i sindacati, lasciando del
tutto irrisolti i gravissimi problemi che dice di voler affrontare. Come prima, peggio di
prima..
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