Antonio Martino
Idee di sinistra? Nessuna
Da "il Resto del Carlino" - 18 Gennaio 2000
L'aspetto di gran lunga più importante del congresso dei diesse è rappresentato non da ciò che è stato detto, ma dai tanti problemi di cui si è parlato poco o nulla. Prendiamo per esempio il caso dello stato sociale in genere e del sistema previdenziale in particolare. Che la crisi esista e si debba cercare di porvi rimedio al più presto è sostenuto non solo da esponenti del centro - destra e da autorevoli osservatori indipendenti, ma persino dallo stesso presidente del Consiglio, il quale in almeno un paio di occasioni ha sostenuto la necessità di riformare subito le pensioni. Ogni volta che D'Alema ha accennato al problema è stato sommerso dalle contumelie di esponenti del sindacato, del governo e del suo stesso partito, che lo hanno persino accusato di provocare (intenzionalmente?) danni elettorali al centro-sinistra. Il congresso ha sposato la linea della conservazione: per i ds il problema per ora non esiste.
Oppure si prenda il caso della sclerosi dei mercati del lavoro, che è responsabile della cronicità della nostra disoccupazione, della scarsa competitività delle nostre imprese, della indisponibilità degli stranieri ad investire in Italia, e del fiorire del lavoro nero. D'Alema si era permesso di accennare alla fine del "posto fisso", accettando tesi che sono da sempre sostenute non solo dall'opposizione di centro - destra ma anche da un gran numero di esperti qualificati. Gli è stato riservato il solito trattamento e, confermando la sua stoffa di grande leader, ha fatto rapida retromarcia. E anche su questo grave problema il congresso ha taciuto. Potrei continuare a lungo, ma il fenomeno è talmente evidente che non è necessario insistere.
Se a questo si aggiunge che tutte le ricette di politica economica
delle sinistre si sono dimostrate fallimentari e, screditate dall'esperienza, non vengono
più proposte da nessuno, si comprenderà perché, come giustamente ha sottolineato
Vittorio Feltri su queste colonne, i ds hanno dovuto per forza rifugiarsi nell'espediente
retorico che meglio conoscono: la diversione. Si spiega così la grottesca demonizzazione
di Berlusconi, cui è stata risparmiata soltanto la responsabilità per l'eruzione
dell'Etna, e la "trovata" di adottare ancora una volta un ordine del giorno
sulla legalizzazione della droga, destinato ad essere smentito il giorno dopo.
La diversione era un artificio prediletto in Unione Sovietica, come illustrato anche da
una serie di storielle. Secondo una di queste, per esempio, quando erano da poco iniziati
i lavori per la costruzione della metropolitana di Mosca, una delegazione del partito
comunista americano venne invitata a visitarli. Ai comunisti americani vennero mostrate le
sale d'attesa, quelle dedicate alle riunioni dei lavoratori della metropolitana, le sale
per gli esponenti della nomenclatura e così via. Ad un certo punto uno degli americani
chiese: "ma i treni dove sono?". Domanda cui il funzionario sovietico, con uso
impeccabile della diversione, rispose: "e tu che dici del massacro degli indiani
d'America?".
Credo che Veltroni si illuda se ritiene di riuscire a far dimenticare i danni enormi causati dai governi delle sinistre e la loro manifesta incapacità di affrontare i problemi urgenti del Paese, sbandierando il conflitto di interessi di Berlusconi. Oltre tutto, le sinistre sono al governo almeno dal 21 aprile 1996, perché non lo hanno risolto? Non solo, la Camera dei Deputati all'unanimità ha approvato una legge al riguardo; perché al Senato le sinistre l'hanno bloccata? La risposta è del tutto evidente: se non parlasse di Berlusconi, Veltroni non avrebbe nulla da dire e non ha, quindi, interesse a che il problema (ammesso che esista) venga risolto. Questo però ormai lo sanno tutti. Dubito che la diversione riuscirà a risparmiare al partito di Veltroni la sorte che, data la sua inconsistenza, ampiamente merita.
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