Antonio Martino
Risposta a Matteucci.
L'opposizione fa il possibile.
Da "il Giornale" - 11 Gennaio 1999
Da un numero ormai indecoroso di anni mi trovo quasi sempre daccordo con Nicola Matteucci, e la sua "lettera aperta" ai liberali del Polo per le libertà non fa eccezione. Pur concordando largamente con quellanalisi, tuttavia, vorrei trarne spunto per svolgere alcune riflessioni sul ruolo dellopposizione. Il dato da cui partire è semplice: a quantificare come democratico un Paese non è lesistenza del governo i governi esistono in tutti i Paesi, anche in quelli non democratici ma lesistenza dellopposizione. Quanto più lopposizione è forte e credibile tanto più democratico è il sistema politico; laddove, viceversa, lopposizione è assente o silenziosa, la democrazia è malata e le libertà individuali sono in pericolo. Lopposizione è più importante della maggioranza: in Inghilterra in passato lo stipendio del capo dellopposizione era più alto di quello del primo ministro.
La seconda, ovvia considerazione da fare è che nellintera storia lItalia non ha conosciuto che sporadicamente lopposizione. Il "connubio" di Cavour, il "trasformismo" di Depretis, letà giolittiana, il fascismo, la cosiddetta "prima Repubblica" non conoscevano opposizione un progetto politico alternativo ed in concorrenza con quello del governo quando andava bene, cerano le opposizioni partiti o gruppi che si opponevano alla maggioranza ma che, slegati fra loro, non erano in grado di offrire unalternativa alla politica governativa.
Stando così le cose, la conclusione è ovvia: le elezioni del 1996 hanno attribuito al Polo per le libertà un ruolo di importanza storica, il compito di dare allItalia unopposizione. E un compito difficile non solo per ragioni storiche ma soprattutto per ragioni contingenti. La prima di queste è lesistenza della lega: il Polo per le libertà non rappresenta tutta lopposizione; lefficacia della sua azione è quindi minore di quanto sarebbe altrimenti. La seconda, e più importante, ragione si collega ad una considerazione fatta da Matteucci e riguarda il ruolo del Parlamento nellItalia di oggi.
Perché lopposizione possa essere efficace, le sue iniziative devono essere visibili, note allopinione pubblica. Ora, come è ovvio, lattività dellopposizione si esplica soprattutto in Parlamento ed è la trasformazione da questa subìta e che Matteucci denuncia ("la vera vita parlamentare langue") che spiega le maggiori difficoltà dellopposizione. Nel nostro Paese il Parlamento, infatti, ha smesso di essere un luogo di dibattito dei grandi temi di interesse generale ed è diventato un "votificio".
Questa è una piaga mortale per la democrazia perché è evidente che quanto maggiore è il numero delle votazioni tanto minore è il grado di approfondimento, di analisi, di discussione delle questioni: i parlamentari spesso votano su provvedimenti di cui non conoscono il contenuto. Il "votificio", tuttavia, è ancora più dannoso per lopposizione: non essendoci un vero dibattito parlamentare, infatti, le ragioni dellopposizione non vengono conosciute dallopinione pubblica. Il confronto fra maggioranza ed opposizione è stato trasformato da un confronto di idee ad uno scontro di numeri e, dal momento che per definizione lopposizione è in minoranza, le sue ragioni riescono a raggiungere lopinione pubblica solo sporadicamente e quasi sempre con un messaggio negativo: nel voto, infatti, è inevitabilmente la maggioranza a prevalere.
Stando così le cose, quindi, cerchiamo di non sottovalutare quanto il Polo per le libertà è riuscito, malgrado tutto, a realizzare: il centrodestra è infinitamente più coeso e credibile di quanto non sia larlecchinesca ammucchiata di forze di governo, divise su tutto e tenute assieme solo dalla gestione del potere.
Ho preferito sottolineare questi, che sono problemi di carattere generale, anziché trattare dei problemi contingenti trattati da Matteucci, perché sono convinto che, in queste condizioni, anche il Polo per le libertà facesse fino in fondo il suo dovere(il che, ovviamente, non accade), lopposizione in Italia sarebbe ugualmente inefficace in presenza di queste regole.
Quanto, infine, al desiderio di dare vita a correnti, invece di stigmatizzarlo chiediamoci da cosa è determinato. Scopriremo che alla base cè una domanda sincera di dibattito politico i liberali impazienti cui si rivolge Matteucci non sono interessati a dare vita a lobby per concorrere alla spartizione del bottino, né hanno intenzione di passare dallaltra parte, chiedono solo un confronto di idee più vivo allinterno dellopposizione. A mio avviso, la costituzione di correnti non risolve il problema, ma quel desiderio dovrebbe farci riflettere: il problema è reale.
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