Geronimo
Dio ci salvi dai guerrafondai di sinistra.
Da "il Giornale" - 10 Maggio 1999
La guerra continua e i rischi di finire in un vicolo cieco aumentano. E il bombardamento dellambasciata cinese è benzina sul fuoco e anche gli accorati appelli per la pace di Giovanni Paolo II e del patriarca ortodosso Teoctist cadono nel vuoto. I governi democratici di sinistra continuano imperterriti a bombardare Belgrado dimenticando che chi è potente potrebbe benissimo sospendere per 72 ore i raid aerei per rilanciare alla grande un vero negoziato di pace. Chi ha più forza deve avere sempre più responsabilità di tutti. Ma solo a parlarne si rischia di essere linciati dai sostenitori di un atlantismo che ogni giorno che passa è sempre più diverso da quello che abbiamo conosciutone gli ultimi cinquantanni. Sembra strano, ma chi ieri era pacifista per pentito preso oggi è "interventista " con fierezza e senza alcun dubbio. Pacifismo e interventismo rischiano, così, di essere due facce della stessa medaglia, quella di una concezione ideologica della politica che non lascia mai intravedere i vantaggi e gli svantaggi, i rischi e i terribili costi umani delluna o dellaltra opzione.
A costo di essere insultati diciamo subito che non ci piace qual pensiero unico a favore della guerra che sin qui ha dominato la scena dei media italiani. Si è parlato di una "guerra giusta" per via della pulizia etnica nei riguardi dei kosovari messa in cantiere da quel Milosevic sulle cui responsabilità nessuno ha dubbi. Ma a giudicare dai risultati quellondata terribile di pulizia etnica è stata agevolata dallinizio dei bombardamenti su Belgrado. Ne è drammatica testimonianza il fiume di kosovari disperati che, ininterrottamente dopo i primi due giorni di bombardamenti, hanno varcato le frontiere per dirigersi in Albania, in Macedonia e nel Montenegro lasciando sul campo decine di fosse comuni. Non basta dire, come ha fatto Luciano Violante, che quei morti non possono che ricadere sulle spalle di Milosevic perché quando si ha a che fare con spietati dittatori, le grandi potenze democratiche dovrebbero saper valutare meglio gli effetti dei propri comportamenti. La bombe su Belgrado, al di là degli errori che hanno sacrificato centinaia di vite umane, hanno ridotto a pezzi lopposizione democratica a Milosevic e hanno accelerato lespulsione di oltre un milione di kosovari dalla propria terra. Sono questi, e non altri, i risultati dei raid aerei della Nato. Ne valeva la pena?
Noi ne dubitiamo molto anche alla luce dei fallimenti politici sin qui conseguiti dallAlleanza atlantica. Tutti i piani di pace messi a punto dalla Nato e ultimamente anche quello del G8 (i sette Paesi più industrializzati del mondo più la Russia) prevedono, infatti, tra gli altri punti la permanenza al potere di Slobodan Milosevic. Quale giustizia cè allora in questa guerra che uccide con le bombe serbi inermi e innocenti per salvare poi quel dittatore i cui gesti criminali hanno sollevato lindignazione del mondo occidentale? Quale eticità esiste, insomma, in una guerra che per difendere i poveri kosovari aggrediti non occupa quelle terre per tutelarne gli abitanti, ma rada al suolo una città come Belgrado che ha la sola colpa di avere alla sua guida un criminale che i piani di pace della Nato vogliono comunque mantenere al potere? E se Milosevic doveva continuare a governare, non sarebbe stato, allora, più saggio una più forte offensiva diplomatica coinvolgendo molto di più di quanto non sia stato fatto la Russia di Eltsin? Abbiamo letto con molta attenzione ma anche con molto sgomento ciò che intellettuali e leader della sinistra hanno scritto in questi giorni sulle nuove frontiere dellinternazionalismo socialista, incentrate su una più forte tutela dei diritti umani capace di superare anche il muro della non ingerenza. Se questa frontiera, però, dovesse essere governata dalle armi come scrive Tony Blair, in poco tempo il mondo esploderebbe in drammatiche guerre regionali che sarebbero, a loro volta, i detonatori di un possibile conflitto universale. Il Kurdistan, lAfghanistan, il Tibet, il Sud Est asiatico o linferno del Centro-Africa, per citarne solo alcuni, sono zone del mondo in cui si ritrovano regimi dispotici che mettono sotto i piedi ogni diritto umano. Ma è, forse, la guerra la risposta che il mondo attende per risolvere i drammi di quelle popolazioni? Assolutamente no perché essa rinsalderebbe parte rilevante del Pianeta contro i leader democratici occidentali che apparirebbero ai loro occhi solo terribili sacerdoti di una democrazia guerrafondaia. Il mondo democratico occidentale oggi non è più minacciato, come lo fu ieri, dal nazifascismo o dal comunismo ed è profondamente sbagliato paragonare la follia di Milosevic a quella hitleriana non fossaltro che per la sproporzione che esiste sul terreno economico e militare tra la Nato e la piccola Serbia.
Il nostro non è un isolazionismo indifferente nei riguardi di ciò che accade intorno a noi, ma solo una forte convinzione che la cultura democratica occidentale può vincere esclusivamente con la politica e con lo sviluppo economico delle zone più povere del mondo. Il rischio, invece, di questa vicenda è che si consolidi nelle grandi democrazie dellOccidente una sorta di militarismo etico. E il fatto che ben 13 Paesi dellEuropa siano governati da leader socialisti le cui vocazioni internazionaliste, nel passato, hanno procurato non pochi guaii, sono un ulteriore preoccupazione. Così come preoccupa come Ezio Mauro dica e scriva sulla Repubblica che "la coerenza tenuta da DAlema sdogana definitivamente la sinistra italiana che, con questa guerra, approda definitivamente a un moderno riformismo europeo e occidentale". Se per qualcuno può pesare il nostro passato democristiano, spiace dirlo ma il passato comunista di Mauro e di tanti altri interventisti ideologici ci terrorizza.
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