Geronimo

Giochi di prestigio di un superministro.

Da "il Giornale" - 2 Febbraio 1999


E’ difficile trovare una espressione giusta per definire Carlo Azeglio Ciampi. Una stampa agiografica lo definisce il superministro dell’economia mentre quelli che vedono le cose per come sono, e noi tra questi, lo indicano come il responsabile della più selvaggia deflazione che l’Italia repubblicana abbia mai avuto e che da quattro anni ha inchiodato il Paese a una terribile stagnazione economica. Ma quale che sia il giudizio sulla sua politica, quel che sconcerta è la sua propensione alla mistificazione, in particolare per quanto riguarda i conti pubblici. Ultimo in ordine di tempo, è l’annuncio trionfanteche gennaio si è chiuso con un avanzo di 500 miliardi nei conti dello Stato a fronte di un avanzo di 1.500 miliardi nel gennaio dell’anno precedente.

Un annuncio che a giudizio del superministro smentisce quanti avevano previsto, invece, un disavanzo per alcune migliaia di miliardi. Quello che però Ciampi non dice è che questo risultato è stato possibile solo grazie ad un guasto al cosiddetto "mandato di pagamento informatico" che sino al 30 gennaio ha, nei fatti, bloccato per almeno due terzi i pagamenti previsti. Per chi non lo sapesse, dal 1° gennaio scorso il vecchio assegno con il quale la pubblica amministrazione pagava i propri creditori si è trasformato ed è passato dall’antico strumento cartolare, con tanto di firma, visto e lasciapassare finale della Corte dei conti, a una autorizzazione di tipo informatico che dalle singole amministrazioni va alle banche o alle varie Tesorerie provinciali. Questo meccanismo, però, all’indomani del letargo natalizio finito con domenica 10 gennaio, si è subito intasato al punto tale che il Tesoro ha autorizzato le singole amministrazioni centrali dello Stato a provvedere, per i pagamenti urgenti e improrogabili, con la vecchia procedura. Solo qualche giorno fa il programma informatico è stato messo in condizioni di funzionare a pieno regime, ma intanto il mese era trascorso e quello che a giudizio di tutti, Tesoro compreso, si doveva chiudere con un disavanzo di 5-6mila miliardi, improvvisamente ha registrato un avanzo di 500 miliardi.

Lo scandalo, naturalmente, non è il guasto del nuovo programma informatico perché ogni nuova procedura può avere una fase di rodaggio in cui il meccanismo non è ancora, come si suol dire, oliato al punto giusto. Lo scandalo vero è la menzogna attraverso la quale, tacendo il guasto, si vuol far credere che l’andamento dei conti pubblici sia diverso da quello che, invece, realmente è. E la storia non è nuova. Già nel ’98 attraverso trucchi come quelli della mensilizzazione del pagamento delle pensioni Inps e la mancata registrazione dei disavanzi della Sanità, Ciampi ha fatto scomparire circa 10mila miliardi di maggiore deficit.

Ciononostante, c’è stato nel ’98 un buco di circa 6mila miliardi per cui la commissione europea, pur avviandosi ad approvare in linea di massima il piano di stabilità presentato dal governo, si appresta a richiedere una nuova verifica a maggio, tali e tanti sono gli interrogativi sulla effettiva tenuta dei nostri conti pubblici. Ciampi questo lo sa e non a caso mette le mani avanti sulla diminuzione delle tasse di qui al 2002 contraddicendo se stesso, il patto sociale firmato a Natale e lo stesso presidente del Consiglio che proprio in queste ore aveva parlato di una riduzione dell’aliquota dell’Irpef del 27 per cento. Questo di oggi è in realtà lo stesso comportamento menzognero che da almeno tre anni a questa parte prima ha fatto parlare di una crescita dell’economia italiana del 2,5 per cento e poi, mese dopo mese, ha rivisto la previsione al ribasso per attestarsi, nel migliore dei casi, intorno all’1,4-1,5 per cento, illudendo mezza Italia con una previsione di 600mila nuovi posti di lavoro che non verranno mai, mentre è andato già in cavalleria un milione di posti di lavoro perduti negli ultimi quattro anni.

Anche le bugie, però, hanno una loro dignità, ma quelle dette dal ministro del Tesoro hanno il profilo basso del piccolo cabotaggio che offende chi le dice e chi è costretto ad ascoltarle, facendo così cadere le braccia a tutti e spingendo molti, in particolare nelle zone sviluppate del Paese, ad allontanarsi sempre più da questa politica e dai suoi riti bizantini e mendaci.

 

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