Geronimo
Ma così il numero dei partiti è stato più che dimezzato.
Da "il Giornale" - 18 Giugno 1998
Come sempre capita, a ogni elezione ciascuno legge i risultati come più gli conviene. La stampa di sinistra, naturalmente, ha subito tratto dai risultati friulani due presunte verità che stanno a cuore agli ulivisti di ogni razza. Il sistema proporzionale non garantisce la stabilità di governo e il tentativo di ricostituire un grande centro politico è stato sconfitto. Sono queste le due affermazioni della sinistra, con qualche eco anche a destra, che non condivido. Vediamo perché. Il sistema proporzionale con lo sbarramento al 4,5% con il quale si è votato in Friuli ha ridotto i partiti a solo sette. Se lo sbarramento fosse stato quello tedesco (al 5%) anche i Verdi sarebbero fuori dell'assemblea regionale. Un'opera di "ripulitura" della scena politica non di poco conto visto e considerato che nel Parlamento maggioriamo di Roma i partiti con relativi gruppi sono oltre 15 (salvo i partiti minori che, per carità di patria, non conteggiamo).
Il secondo dato è che diventa difficile e fuorviante ragionare in termini di alleanze politiche alla stessa maniera sia che si abbia un sistema maggioritario sia invece che si voti con un sistema proporzionale. Nel primo caso, infatti, si formano coalizioni legate a convenienze elettorali del momento, tipiche dei collegi uninominali maggioritari. Coalizioni che si frantumano il giorno dopo in Parlamento come è avvenuto col governo Berlusconi e come dimostra, ogni giorno che passa, la stessa attuale maggioranza di govemo che non riesce a decidere, per i veti reciproci, nulla di serio su tutte le grandi questioni aperte, dalla scuola al Mezzogiorno, dalle pensioni alla riforma del sistema sanitario. Una coalizione elettorale, insomma, non è la stessa cosa di un'alleanza politica e quello che si pensa di guadagnare in termini di stabilità nel momento delle elezioni, si perde lungo il cammino del successivo governo. Lesempio tipico è proprio l'Ulivo che non è riuscito ad avere la maggioranza di voti e di seggi necessari per governare da solo ed è stato costretto a negoziare costi e programmi con Rifondazione comunista dalla quale partiti come quello di Dini e di Marini sono distanti anni luce. Dal che si deduce che la stabilità politica non la si ottiene con questo o con quel sistema elettorale, quanto piuttosto con un processo politico che porti ad aggregazioni tali da consentire di avere nel Paese almeno due partiti con un consenso del 35-40 per cento ciascuno, come avviene in tutta Europa e come è avvenuto per cinquant'anni in Italia con la Democrazia cristiana e il vecchio Partito comunista che guidavano la maggioranza e lopposizione. Messi insieme essi, infatti, controllavano quasi il 70% dei consensi mentre oggi i due primi partiti (Forza Italia e Pci-Pds) insieme non vanno oltre il 4243 per cento. E questa e non altra la vera instabilità italiana.
Per dirla tutta sino in fondo, allora, se nel Friuli si fosse votato con il sistema uninominale maggioritario né il Polo né l'Ulivo avrebbero ottenuto la maggioranza per governare. E qui viene il secondo punto dell'analisi interessata e approssimativa della sinistra che parla della sconfitta del centro. Nel 1993 il voto moderato e governativo (Dc, Psi, Pri, Pli e Psdi) non arrivava al 30% mentre oggi (Forza Italia; Federazione di centro e Centro riformatore dei popolari e dei cossighiani) raggiunge il 31,6%. Insieme costituirebbero un polo nettamente vincente contro quello della sinistra (Pds, Rifondazione e Verdi) che raggiungerebbe, invece, poco meno del 27%. Quello che accade nel Friuli si ripete pari pari in quasi tutto il Paese per cui unarea che mettesse insieme le grandi tradizioni cattolico-liberali e liberal -democratiche costituirebbe un polo che, senza bisogno della destra, batterebbe sonoramente l'altro imperniato su di un Pci-Pds che anche dopo la presunta svolta liberal-democratica, non supera il 21-22 per cento e che in Friuli canta vittoria solo perché ha raggiunto, nientepopodimeno, che il 15%. Che ciò sia vero lo dimostra, poi, l'incubo che questa possibile aggregazione centrista genera nel quartier generale di Botteghe Oscure che conosce bene la sconfitta cui andrebbe incontro se perdesse il "complemento" del Partito popolare. Di qui il perenne tentativo dei comunisti di intimidire Marini, bastonare Berlusconi e sorridere a Gianfranco Fini riconoscendogli il ruolodi avversario maturo e garbato. Il Pci-Pds sa,infatti, che riesce a mantenere nellUlivo il partito di Marini alla sola condizione di mantenere Berlusconi schiacciato su Gianfranco Fini visto e considerato la pregiudiziale che i popolari hanno nei riguardi di Alleanza nazionale.
Concludendo, dalle elezioni friulane si possono trarre le seguenti indicazioni: a) il voto moderato esiste e migliora anche se di poco il suo consenso rispetto al 1993; b) nel Friuli esso si è aggregato in due sole formazioni (Forza Italia e il Centro riformatore) mentre a livello nazionale esso si ritrova sotto sei o sette sigle; c) la destra di Alleanza nazionale perde qualche punto rispetto alle politiche mentre guadagna nel confronto con le scorse regionali; d) la Lega Nord, invece, perde sia sulle regionali del'93 sia sulle politiche del 96; e) il sistema elettorale proporzionale con sbarramento riduce i partiti a poco meno della metà rispetto a quello maggioritario ma la stabilità politica non è influenzata da nessuno dei due sistemi. Essa è legata piuttosto ai processi di vera aggregazione politica in grado di far emergere due grandi partiti di massa. E questo Berlusconi lo ha capito più di ogni altro. Tutto il resto è propaganda e, per giunta, anche di bassa lega.
| Ritorna alla Pagina Precedente |