Geronimo

Il Polo regala al Governo meriti che non ha.

Da "il Giornale" - 13 Novembre 1997


L'opposizione è mestiere difficile, molto più del governare, non avendo tra le proprie armi il miele del potere. Richiede tenacia, fantasia e una capacità di proposta alternativa la cui visibilità non è sempre facile, dal momento che la sua realizzabilità è proiettata nel futuro. Mai, comunque, l'opposizione deve scivolare nella rissa o, peggio ancora, accreditare alla maggioranza di governo meriti che non le appartengono per il solo amore di polemica. Purtroppo, invece, è quello che sta accadendo da qualche tempo a questa parte. Più volte, per esempio, abbiamo scritto e motivato, parlando di finanza pubblica e di Maastricht, che l'ingresso dell'Italia nella moneta unica era un dato politicamente scontato. Senza la lira, l'euro non sarebbe nato nel 1999 per una serie di motivi, il primo dei quali era il peso che il nostro Paese ha avuto e continua ad avere nella costruzione comunitaria. Il secondo motivo era che la Francia non si sarebbe avventurata nella costruzione della moneta unica tenendo fuori la sterlina e la lira contemporaneamente. Una costruzione di questo tipo, infatti, avrebbe consegnato politicamente Parigi nelle mani della grande area centroeuropea egemonizzata dalla Germania e avrebbe consentito all'Italia di lucrare sulle conseguenti oscillazioni di cambio della lira sull'euro, garantendo così quella spinta alle nostre esportazioni che hanno messo in difficoltà, in questi ultimi tempi, numerose produzioni francesi. Erano queste le considerazioni che ci hanno sempre fatto dire che l'ingresso in Europa era un dato scontato da tempo.

Il Polo in questi mesi, piuttosto che documentare gli errori di politica economica e le tante "una tantum" che hanno costellato le scelte di finanza pubblica, si è lanciato a testa bassa contro il governo affermando ad ogni pié sospinto, che Prodi e compagni non ci avrebbero portato in Europa. Conclusione di questa sprovveduta opposizione è stata quella di accreditare a questa maggioranza un merito politico inesistente, quello cioè dell'entrata o della lira nell'Euro le cui motivazioni erano, come si è visto, di ben altra natura.

Analogo errore è stato fatto con la battaglia, si fa per dire, del Mugello. in quel collegio chiunque sarebbe stato eletto, sol che avesse ricevuto la benedizione papalina del segretario del Pci-Pds. Quegli elettori da cinquant'anni sono abituati a "ubbidire e a votar tacendo" e non si capisce perché mai questa volta non l'avrebbero dovuto fare.

Il Polo, invece, ha votato al sacrificio quell'uomo intelligente e leale che risponde al nome di Giuliano Ferrara. La conclusione di questa scelta è stata quella di aver trasformato in una vittoria politica di Antonio Di Pietro una campagna elettorale scontata e che andava snobbata sino quasi a dimenticarla.

Non siamo quelli che, con il senno di poi, sanno spiegare tutto, ma da tempo siamo critici di un modo provinciale e chiassoso di fare opposizione che non tallona il governo e la sua maggioranza nel Parlamento facendone emergere i limiti e le divisioni e che si esercita, quasi esclusivamente, con dichiarazioni roboanti che durano lo spazio di un mattino e che altro non sono che piccole tempeste in un bicchier d'acqua. O si cambia, e in fretta, o su questa linea i moderati di strada ne faranno ben poca.

 

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