Alain de Benoist

Dalla Francia una lezione per la destra italiana.

Da "il Giornale" - 22 Marzo 1998


Nelle ultime elezioni regionali francesi, la sinistra socialcomunista non ha ottenuto la vittoria che sperava. Ma se la destra ha conservato un certo numero di regioni, nelle quali veniva data per perdente, è stato perchè i rappresentanti locali del movimento di Jacques Chiarc (Rpr) e di quello di Franqois Léotard, l'Udf, hanno accettato i voti dell’estrema destra, cioè del Front national di Jean-Marie Le Pen. Hanno così violato le consegne date dallo stato maggiore dei loro partiti, sotto l’ingiunzione dei partiti di sinistra. Questi eletti locali - tra cui figura l'ex ministro Charles Millon (regione Rodano-Alpi, cioè Lione) - sono stati subito espulsi dal loro partito alla fine di una giornata defìnita storica dagli osservatori.

La Francia sta dunque scoprendo che gli uomini politici di destra sono come tutti gli altri uomini politici: vogliono innanzitutto essere eletti e impedire la vittoria dei colleghi di sinistra. Questo comportamento relativamente normale si scontra da anni con la demonizzazione del Fn, approvata dal Rpr e dall'Udf nell'illusione di eliminare un concorrente alla loro destra. Ma il sistema non ha funzionato e oggi il Fn rappresenta il 15 per cento dei voti. La Francia ha circa il 55 per cento di elettori di destra e il 40/45 per cento di elettori di sinistra: la destra è dunque in maggioranza. Tuttavia è governata dalla sinistra, esattamente come accade in Italia. Il paradosso si spiega col fatto che la destra classica è vittima delle conseguenze della demonizzazione che ha incoraggiato. Insomma, con un Fn al 15 per cento, la destra Rpr-Udf non può riconquistare la maggioranza e dunque tornare al potere.

Da anni, questa è la situazione: una destra divisa e una sinistra che beneficia di questa divisione, tanto più che la sinistra, all'epoca di Francois Mitterrand, non è stata estranea alla comparsa del fenomeno Fn, anzi ha costantemente obbligato la destra Rpr-Udf a rispettare il tabù di non allearsi col Fn. Per la prima volta ora il tabù è infranto. In occasione delle elezioni regionali, in almeno cinque regioni, infatti, la destra Rpr- Udf ha potuto conservare od ottenere la maggioranza solo grazie ai voti del Fn. Così lo "scandalo" è diventato tanto più grande, in quanto gli eletti della destra con i voti del Fn si sono opposti sia al diktat della sinistra, sia alla consegna della destra, che preferiva lasciare lasciare alla sinistra le regioni, piuttosto che essere debitrice del Fn: il più deciso fautore di uesta linea, Léotard, prevedeva di vincere nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, invece ha subito la peggiore sconfitta della sua carriera, arrivando nel proprio dipartimento, il Var (Tolone), dopo il candidato della sinistra e quello del Fn.

Questa frattura non ha una grande portata politica, in quanto le regioni non hanno in Francia molto peso. Però ha una grande importanza simbolica, perché testimonia il rifiuto crescente degli eletti locali di consegnare il potere alla sinistra, mentre gli elettori chiedono loro di combatterla. E ciò solo per continuare a tenere il Fn fuori dalla normalità politica, come per decenni, in Italia, si è tenuto il Msi nel "ghetto".

Data la portata simbolica del fatto, si può pensare che lo stesso comportamento prevarrà in altri tipi di elezioni e che il Fn - salvo gravi suoi errori - si integrerà sempre più nel normale paesaggio politico. Adesso il comportamento degli eletti locali della destra Rpr-Udr mostra il crescente fossato che li separa dalle loro élites dirigenti parigine. Questo fossato s’aggiunge al discredito crescente dell'opinione pubblica nei confronti della classe politica.

Alle ultime regionali, gli astenuti hanno raggiunto il livello da primato del 45 per cento degli iscritti al voto. E poi ci sono le schede bianche e nulle, e i voti dati ai partiti di estrema destra (Fn) e di estrema sinistra. In totale, i "partiti di governo" attuali o potenziali, cioè da una parte Rpr-Udf e dall’altra i socialcomunisti, rappresentano insieme appena il 40 per cento dell'elettorato. Ognuno di questi schieramenti raccoglie dunque solo un elettore su cinque. É in queste cifre che affondano le radici della crisi politica francese.

 

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