Renato Brunetta
Lo stato confusionale.
Da "il Giornale" - 3 Ottobre 1998
Il governo, ormai è tutto chiaro, è nel bel mezzo di un grave stato confusionale: vara una Finanziaria senza capo né coda, definendola di volta in volta, leggera, dello sviluppo, sociale, della svolta, a seconda degli interlocutori, ma ottenendo, in cambio di tanti angosciati sforzi, il continuo no di Rifondazione. Il guaio è che Bertinotti ha ragione: la manovra, infatti, è talmente evanescente, talmente inutile, talmente finta, talmente illusoria e aleatoria da essere persino dannosa.
Purtroppo, pero' le cose che il leader del Partito di Rifondazione comunista pretende, per poterlo votare, sono ancor peggio del nulla pneumatico proposto da prodi e compagni. Passi per gli ulteriori sconti fiscali sulla prima casa e sulla gratuità dei libri per la scuola dell'obbligo, ma le 35 ore e l'assunzione nella pubblica amministrazione di tutti e 200mila i lavoratori socialmente utili del Sud sarebbero un colpo mortale per la nostra già disastrata economia.
Con le 35 ore le imprese perderebbero, in un momento così delicato della congiuntura internazionale, un 8-10% di competitività, col bel risultato di accelerare ulteriormente o la loro fuga verso l'estero, o la loro chiusura. Con tassi di crescita del reddito per i prossimi anni ancorati all'1,5%, una legge per la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario non farebbe altro che aumentare il nostro già insopportabilmente alto tasso di disoccupazione. Lo stesso dicasi per l'ulteriore spreco assistenzialistico nei confronti dei lavoratori socialmente utili: evidentemente non era bastata la difesa ad oltranza delle scandalose pensioni di anzianità. Bisognava fare di più: un anno e mezzo fa con il piano dei 100mila finti posti di lavoro al Sud che ci sono già costati oltre mille miliardi; oggi con l'assunzione di altri 200mila. D'altra parte, a essere onesti, Bertinotti tutte queste follie le aveva già scritte nel suo programma elettorale (anzi, per i lavoratori socialmente utili, l'obiettivo era di mezzo milione, quindi siamo ancora sotto quota).
Dunque, se con una Finanziaria inutile e pasticciona si va alla crisi di governo, di converso con un accordo con Bertinotti si va alla bancarotta, a causa della conseguente impossibilità di rispettare i vincoli del patto di stabilità (che prevede l'azzeramento del nostro deficit nei primi anni Duemila), e di quello di rientro dal debito, in un clima di crescita talmente debole da preoccupare tutti gli osservatori internazionali. Siamo diventati, infatti, l'ultimo carro del convoglio, con tutti i pericoli che una tale condizione comporta rispetto agli impegni di costruzione dell'euro, relativamente alla necessità di avviare una reflazione coordinata a livello dei maggiori Paesi industrializzati.
In un tale contesto a ben poco servono le belle e vuote parole di Ciampi alla Camera su patti sociali prossimi venturi, quando governo, sindacati e Confinduistria sono in disaccordo su tutto: dal rilancio della concertazione, alla nuova normativa in discussione al Parlamento sulle rappresentanze nei luoghi di lavoro. E ancor meno servono i ricatti e le minacce in caso di non approvazione della Finanziaria entro fine anno: certo l'esercizio provvisorio non sarebbe cosa bella a vedersi, soprattutto da parte dei nostri detrattori internazionali, ma almeno sarebbe la rappresentazione più fedele e meno costosa della crisi di questo governo e della sua maggioranza.
Nessun dramma economico, dunque, alla presa di coscienza della fina di una coalizione conservatrice, incapace di fare le riforme, pronta solo a tassare i ceti medi e a svendersi il futuro. Che il governo Prodi si dimetta, dunque. E, se proiprio l'esercizio provvisorio non piace, ritiri la Finanziaria, come vuole Bertinotti, e ripresenti solo la legge di bilancio con l'ordinaria amministrazione, senza tante velleità di finta svolta, di finta socialità, di finto sviluppo.
Il Parlamento, con nuove elezioni già messe in calendario a fine primavera '99 (assieme alle europee) potrebbe tranquillamente approvare a stragrande maggioranza, così come a stragrande maggioranza potrebbero essere adottate le decisioni, da gennaio '99, sulla moneta unica. Sarebbe una transizione nazionale verso il necessario chiarimento elettorale, senza tante inutili drammatizzazioni, queste sì gravemente nocive alla nostra credibilità internazionale.
| Ritorna alla Pagina Precedente |