Renato Brunetta
L'arte del tirare a campare.
Questa finanziaria è un teatrino che prende in giro gli Italiani.
Da "il Giornale" - 21 Settembre 1998
Prodi è proprio un genio. In questo mese è riuscito a concentrare lattenzione dei media, degli analisti, della politica (di maggioranza come di opposizione) su una finanziaria finta, che non cè, distogliendo così lattenzione dalla finanziaria vera, che è ben nascosta, e che continua a operare indisturbata e disastrosa lontana dalle luci della ribalta. E allora, come nei buoni romanzi dappendice, facciamo qualche passo indietro per poter capire meglio larcano.
Introdotta nel nostro ordinamento contabile nel 1978, la legge finanziaria non è altro che un complesso di disposizioni tendenti a consentire la realizzazione della manovra di bilancio. In altre parole, sulla base di previsioni macroeconomiche in termini di tassi di crescita (interni e esterni), tassi di interesse, evoluzione della bilancia commerciale ..., e sulla base di tendenziali di spesa pubblica, a legislazione vigente, le autorità di governo individuano i relativi saldi di finanza pubblica come fabbisogno netto da finanziare e li confrontano con quelli programmatici. Se, come è sempre successo fino a oggi, si determina un divario, ecco allora che la finanziaria mette in atto la cosiddetta "manovra correttiva", fatta di tagli (alla spesa) e tasse (per nuove entrate) così da raggiungere gli obiettivi voluti.
Da qui le finanziarie tutte sangue, sudore e lacrime sperimentate in tutti questi anni Novanta: bisognava centrare i parametri di Maastricht, raggiungere il 3% del rapporto deficit-Pil, entrare nella moneta unica, con manovre dellordine medio di 50-60mila miliardi (con punte anche di 90-100mila) per tutto il periodo. Cè da dire anche che quasi mai le manovre predisposte dal governo a settembre di ciascun anno, e approvate successivamente dal Parlamento, centravano lobiettivo: normalmente si dichiarava 100, si raggiungeva la massimo 50, cosicché a marzo-aprile bisognava nuovamente mettere mano ai conti.
Con prodi, tranne il primo anno di incertezze e sbandamenti (ricordiamo tutti il raddoppio della manovra realizzato a distanza di pochi mesi, con successive stangate correttive), la musica cambia. Grazie a un pauroso aumento strutturale della pressione fiscale di oltre 4 punti, e a una altrettanto ferrea normativa di controllo dei tiraggi di tesoreria in tema di investimenti, gli obiettivi programmatici non solo vengono rispettati al 100 per cento, ma si riesce anche a fare di più, compensando cioè con il blocco della cassa anche i fallimenti prevedibili di contenimento della spesa corrente, come quella sui dipendenti pubblici. In questo modo si raggiunge il famoso 3% (anzi, il 2,7%) che ci apre le porte della moneta unica, attraverso la realizzazione di un avanzo primario (la differenza, cioè, tra entrate correnti e uscite correnti) da brivido, di quasi il 7% del Pil (una cifra attorno ai 130mila miliardi).
Altissime tasse, pochissima spesa per investimenti, nessun taglio alla spesa corrente, enormi avanzi primari: questo è il modello messo a punto da Prodi e dalla sua maggioranza in questi due anni di governo attraverso un "patto sociale implicito" tra sinistra-centro e Cgil-Cisl-Uil che prevedeva e tuttora prevede nessun taglio alle pensioni (che pesano per un terzo dellintera spesa pubblica); nessun taglio a salari e stipendi pubblici (un altro terzo sempre del totale della spesa pubblica); blocco degli investimenti e delle altre spese in conto capitale, già ridotti ai minimi termini (che pesano solo il 3% della spesa pubblica); qualche modesta riduzione nellacquisto di beni e servizi (il 15-16% sempre della spesa pubblica); riduzione, via tassi di interesse, dellonere del servizio del debito (che pesa, anchesso, un 15%).
É chiaro, a questo punto, che con una finanza pubblica di fatto blindata tanto sul lato delle entrate (una pressione che, ricordiamolo, tutto compreso arriva al 48% del Pil), quanto sul lato delle uscite (un po sopra il 50% sempre del Pil), raggiungere i deficit previsti dal patto di stabilità è un gioco da ragazzi (50,5%-48%=2,5%), senza bisogno alcuno di ulteriori manovre correttiva. Lavanzo primario infatti, che continua a formarsi automaticamente, in ragione della differenza positiva, per un ammontare di 5-6 punti del Pil, tra nuove entrate e nuove spese, ovviamente al netto degli interessi, consentirà tanto lazzeramento del deficit, quanto la riduzione del debito. E così i 13.500 miliardi di manovra su cui si sta ingaglioffendo la maggioranza, e su cui verrà presa in giro lopposizione, e su cui si dilanierà il parlamento, non sono infatti altro che un diversivo, fatto di partite di giro (come sulle tasse); di rimodulazioni di spesa, come per gli incentivi sulloccupazione; di finti tagli; nonché di vecchi stanziamenti interni e comunitari in tema di investimenti infrastrutturali al Sud.
Andrebbe tutto bene se "il patto sociale implicito" messo a punto da Prodi e compagni fosse in grado di portare sviluppo e occupazione e non solo apparente risanamento contabile. La realtà, purtroppo, parla da sola: con unabnorme pressione fiscale, con nessun taglio alla spesa corrente, con il blocco dei già miseri investimenti si azzera sì il deficit, si dimezza sì il debito, ma a costo di uneconomia anoressica, incapace di sviluppo e modernizzazione, con disoccupazione crescente. E a ben poco serviranno i dividendi da minor servizio del debito distribuiti in mille rivoli per catturare il consenso di una maggioranza sempre più riottosa: altro che finanziaria che distribuisce risorse, questa è una finanziaria-spettacolo, fatta di niente, buona solo per prendere in giro gli italiani e, alla fine, per non far perdere la faccia a Bertinotti.
La finanziaria vera, quella che fa male al Paese, è già scritta da tempo, e da tempo operante con tutte le sue leggi e le sue deleghe, con laccordo tanto del sindacato confederale, che oggi protesta solo per salvarsi lanima, quanto di Rifondazione.
Quello che abbiamo e avremo di fronte nei prossimi giorni e mesi è solo un geniale teatrino che serve a Prodi per nascondere il fallimento della sua politica economica e per tirare a campare, nella vana speranza che unimprobabile ripresa internazionale gli tolga le castagne dal fuoco.
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